La finta rivoluzione del Movimento Cinque Stelle – appunti sparsi di critica al partito di Beppe Grillo

-L’articolo é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale-

Una raccolta di osservazioni e pensieri sparsi buttati giù negli ultimi tempi su alcuni aspetti del movimento cinque stelle, sulle contraddizioni del fenomeno e sulla mia contrarietà ad esso. Inizialmente pensati come tracce per una serie di post distinti fra loro, per mancanza di tempo li pubblico così come sono in un unico post-fiume.

Ha assorbito la rabbia popolare

La rabbia popolare che Grillo ha cavalcato nasce dalla debolezza della politica italiana e nel sentimento diffuso tra gli italiani che percepiscono il governo come un’entità lontana dalla vita reale. Tale risentimento ha subito una grande accelerata con l’inizio della crisi economica che stiamo ancora attraversando, ma il fenomeno non é  solamente italiano e possiam vedere il risveglio di sentimenti simili anche altri Paesi europei. Ma a differenza di quanto avvenuto altrove, in Italia, la nascita del M5S ha probabilmente impedito che si sviluppassero movimenti popolari veramente autonomi e “nati dal basso”. É probabilmente corretta anche la lettura che ne ha dato Grillo stesso quando ha affermato che “se non ci fosse (stato) il M5S (ora) ci sarebbe violenza nelle strade”. Ma non lo sapremo mai, perché la rabbia popolare italiana é stata catturata, assorbita, plasmata e gestita da due “milionari sessantenni” che l’hanno modellata attorno al loro modo di vedere e intendere il mondo, non senza contraddizioni.

Cuore e pancia

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Ad una prima osservazione degli elettori M5S é possibile fare subito una prima divisione: da una parte i “grillini” ossia attivisti e simpatizzanti M5S e dall’altra i votanti di protesta. Questi ultimi hanno votato Grillo solamente per dare uno schiaffo ai partiti votati precedentemente e che li hanno delusi. Schiaffo dato senza conoscere affatto il M5S ma affidandosi alla sola immagine di Beppe Grillo arrivata attraverso stampa e Tv, poiché il Blog di Beppe Grillo l’hanno poco o nulla. Tra i votanti di protesta si trova il numero maggiore di pentiti del dopo voto. Poi ci sono i grillini. Attivisti o semplici simpatizzanti sono persone che credono (o credevano) nel M5S e ne apprezzano le idee. O meglio: ognuno di essi porta avanti e difende una sua idea di M5S che diverge dall’idea di movimento degli altri attivisti (vedi sotto). É un movimento entusiasta, attivo, “di pancia”, che snobba studi ed analisi preferendo il sentire di strada. É interessante notare che qualunque tentativo di discorso di analisi logica con un grillino sulle idee proposte del M5S si areni nell’arco di poche domande facendo crollare gli “assunti teorici” come un castello di carte. Tralasciando per il momento gli esagitati che fanno scattare l’insulto alla prima critica verso il movimento, appare chiaro che la maggior parte dei grillini ha investito nel M5S principalmente emotività e istinto, assoggettando a questi impulsi la logica, la quale si trova costretta ad adattarsi con improbabili salti e contorsioni concettuali.

Grillo e Casaleggio – allievo e maestro?

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Grillo si é descritto come un “un megafono”, un volto noto che si presta disinteressatamente per dare eco ad una causa più grande. In realtà le cose sono ben diverse. Il M5S é una creatura creata a tavolino da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio i quali, con piglio dittatoriale, comandano su tutto e tutti. La base formata dagli attivisti é libera di fare tutte le riunioni e le votazioni online che vuole, ma più ci si avvicina alle due teste del movimento e più ci si trova a dover obbedire. Se Beppe Grillo é una personalità pubblica di cui si sa quasi tutto, Gianroberto Casaleggio é un personaggio sfuggente. Molti attivisti del M5S sono concordi nel vedere in Casaleggio la vera mente ideologica e pianificatrice del movimento, relegando Grillo al ruolo dell’uomo di punta. Indizi primari sono la gestione delle epurazioni in Emilia (vedi sotto). Casaleggio si ritaglia il ruolo del consulente di un Grillo che si ritaglia il ruolo di Faro di una rivoluzione popolare di cui decidono tempi e modi. Grillo appare essere un faro invadente, che non permette a nessun leader locale del M5S di oscurarlo. Un faro che castra i pensatori indipendenti e nomina capigruppo alla Camera ed al Senato due leccapiedi facili da comandare. Un faro che non tollera altra luce.

Il rapporto Grillo-Casaleggio merita un’indagine a parte e pertanto non sapendo dove inizi l’uno e dove finisca l’altro, per comodità, nel resto del post nominerò solo Grillo.

Una struttura che non funziona

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Grillo ha enfatizzato il concetto che “il politico di professione” sia per forza di cose un male e l’ha tradotto dettando le regole del movimento atte ad impedire la formazione di questi “politici di professione”. Queste regole dicono che solo le persone senza precedenti esperienze politiche possono farsi eleggere al Parlamento tra le file del M5S e che dovranno essere sostituiti ogni tre mesi. Secondo queste regole si dovrà dare diritto di voto online a tutti i cittadini senza che vi sia un quorum minimo. Sempre secondo queste regole i parlamentari dovrebbero votare compatti in base al voto online indifferentemente dal loro pensiero. Ciò significa che le decisioni nazionali verranno prese da inesperti sempre freschi! Il vantaggio di questo meccanismo sta nel fatto che così facendo Grillo e Casaleggio potranno comandare più facilmente i deputati e senatori del loro movimento e, nel caso di Grillo, rimanere l’unico volto di riferimento costante del Movimento. Considerando poi che le votazioni online andrebbero fatte su server di Casaleggio é chiaro che la struttura stessa del M5S sembra fatta per mettere tutto il potere nelle mani dei due leader. Non é mai stato chiarito come dovrebbe funzionare il meccanismo della democrazia diretta tanto propugnato (ogni attivista ne ha un’idea diversa ed i parlamentari si barricano dietro silenzio per non dover esser contraddetti da Grillo) e per dirla tutta non si sa nemmeno quali dovrebbero essere le fonti d’informazione che il M5S accetta al di fuori del blog di Beppe Grillo. Si organizzano chat, discussioni e meeting in cui si prendono decisioni su semplice base maggioritaria ma senza ma poi bisogna adattare le proprie scelte se Grillo decide il contrario. Si promuove la discussione sul web ma al tempo stesso si utilizzano dei troll ufficialmente per diffondere le idee del movimento, ma in realtà usati per contenere il dissenso interno (come il muro di Berlino che la propaganda voleva far credere servisse ad evitare l’ingresso di spie dall’ovest). C’é qualcosa di estremamente storto e malfunzionante nel tipo di struttura che Grillo ha delineato per il M5S. Una struttura di rigido ordine matematico che dovrebbe risolvere ogni tipo di problema strutturale della politica italiana in cui il voto viene equiparato ai “mi piace” di Facebook ma che lui può sempre scavalcare. Una struttura organizzativa che premia la mediocrità al cui vertice non dichiarato (?) capeggiano due personaggi che guadagnano dalla pubblicità online del blog del movimento. Due personaggi che impongono il silenzio a deputati e senatori del loro movimento pur non essendo eletti. Due personaggi che istruiscono deputati e senatori su come agire e cosa dire. Ci sarebbero tutti gli elementi per vedervi una struttura in via d’implosione, se non fosse per che questi elementi messi assieme: la selezione volontaria di personalità mediocri / la messa al bando di liberi pensatori / l’utilizzo di troll come cani da guardia / il culto del leader potrebbero facilmente deviare verso forme totalitarie e settarie.

Esegeti apologisti

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Una massa di persone diversissime dalle opinioni inconciliabili ma unificate dalla rabbia alle quali Grillo ha fornito un “ideale salvifico” che in realtà si rivela essere solo un abbozzo mal delineato di una ipotetica “democrazia diretta” realizzabile genericamente “grazie ad internet” i cui meccanismi tecnici e sociali non sono stati mai affrontati e la cui ideazione e gestione é del tutto nelle mani di Grillo e Casaleggio. É chiaro che una struttura del genere non può reggere alla prova dei fatti ed i primi cedimenti sono individuabili nella nascita di critica interna e nell’analisi delle contraddizioni palesi tra le azioni del movimento e gli ideali che dice di propagandare. Ecco che la critica meno interna meno elaborata viene zittita in primo luogo dai famigerati troll/influencer e dagli attivisti e simpatizzanti più focosi, che rabbiosamente attaccano chiunque critichi o si mostri legittimamente dubbioso. Ecco che per mitigare e giustificare le contraddizioni vengono premiate delle figure di mediazione il cui compito é rileggere e reinterpretare le azioni del M5S con le parole espresse da Grillo. Come le leggi de “La fattoria degli animali” che venivano riscritte e corrette in base alle esigenze dei maiali al comando, qui assistiamo ad un’operazione il cui scopo é dare forzatamente coerenza alle contraddizioni del movimento. É tra questi personaggi, i vari Messora, Becchi e Fo, che si potrà osservare se il M5S svilupperà o meno un’eredità futura (qualunque forma essa potrebbe prendere). Tutti dipende da quanto tali personaggi si radicheranno e sapranno imbastire legittimare una serie di concetti e princìpi a partire dalle contraddizioni del movimento.

Natura di destra, immagini di sinistra

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Uno degli aspetti che ha imbarazzato politici ed analisti é la difficoltà apparente di inquadrare il M5S in un ottica di destra o di sinistra. Grillo dice che il M5S “non é né di destra né di sinistra” ma le azioni che compie indicano chiaramente la sua impronta totalitaria e dittatoriale d’estrema destra. L’analisi migliore e meglio esposta della questione é sicuramente quella presente in una serie di articoli di Wu Ming: 1 2 3 4 5 6 7 8 in cui si analizza la natura del movimento definendola criptofascista. Se ne evince che il motivo di confusione é solamente superficiale perché vi é uno scarto d’immagine tra ciò che Grillo dice e ciò che Grillo fa. Grillo promuove un ideale di società tecno-anarchica, appoggia i movimenti popolari no-Tav e no-Muos, difende a parole i ribelli “di sinistra”, parla di progresso e “alternative”. Al tempo stesso occupa la figura di punta del movimento e promuove una campagna sul corpo del leader. Il volto di Grillo diventa marchio ed icona del movimento: l’incazzato barbuto, l’attraversatore dello stretto, lo showman che intrattiene le folle, il megafono del movimento. Così come sappiamo quasi tutto di lui ignoriamo i volti, i nomi e le biografie dei Parlamentari M5S che ci sono quasi del tutto sconosciuti. Grillo gli ha vietato di parlare ai giornalisti instillando odio verso la stampa e quando ha dovuto allentare un po la corda per non rendere la situazione troppo ingestibile, ha comunque limitato l’apertura ai giornalisti in modo tale che solo lui risulti il volto di riferimento. Il M5S si é presentato come una piattaforma di dialogo per mettere in rete le competenze degli inascoltati “vittime della politica distante” ma pur continuando a descrivere il movimento come tale, Grillo ha in più occasione dato esempio della sua natura dittatoriale: basta citare le “bacchettate” dal suo blog che vengono interpretate come ordini immediati dagli attivisti del movimento o le espulsioni ingiustificate di attivisti in Emilia (vedi sotto). Non sono chiare le posizioni di Grillo (e per estensione, del M5S) su immigrazione ed affollamento delle carceri. Sono molte le cose che non si sanno del M5S, ma sappiamo che Grillo ne é il padre padrone.

Contrarietà e incompetenza

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“Ogni persona vale uno. Nessuno ha diritti maggiori agli altri. Siamo tutti sullo stesso piano.” Concetti condivisibili, ma che Grillo ha innalzato a dogma in una visione infantile della democrazia (che può portare a forme di governo totalitarie). La maggioranza decide. Il numero ha ragione. “Il voto online é rapido, moderno, pulito e giusto”. Secondo questa logica il parere medico di 20 dottori varrebbe meno di quello di 300 pazienti. Unita al concetto che “fare il politico di professione é sbagliato” si giunge alla conclusione che chiunque meriti di stare al comando del Paese, indifferentemente dalle competenze: questo é il messaggio lanciato da Grillo durante lo Tsunami Tour in giro per l’Italia. Le parole di un giornalista esperto che riporta fatti documentati valgono tanto quanto le teorie di un qualsiasi paranoico. Ecco quindi che il M5S ha accolto in sé tutto quel sottobosco fatto di ufologi, medicine alternative, teorie del complotto, economisti improvvisati. Tutto lecito. Tutto valido. Tutto va bene purché sia “altro” e diverso dalla “realtà ufficiale”. Ecco quindi che Grillo cavalca ogni genere di antagonismo: no-Tav, no-Muos, no-Euro, no-Banche, no-Politica. “Quando il mondo non ci piace così com’é, é più appagante credere di esser vittime dei poteri forti che accettare di avere responsabilità per quel che il mondo é”. Questo é ciò che Grillo alimenta e cavalca. Grillo trasforma la rabbia in complottismo. Dalla Biowashball alle dichiarazioni infantili e credulone del deputato Bernini sono molti gli elementi che avvicinano il M5S alla visione del mondo complottista. Il valore di una persona non va confuso con le sue capacità: é giusto lavorare per eliminare l’ingiustizia sociale ma non si può far d’ogni erba un fascio e metter sullo stesso piano i suoi diritti e le sue capacità. Un folle con centinaia di followers su Twitter aveva più probabilità di essere eletto alle Parlamentarie di una persona specializzata ma poco attiva sui social network. Socialcrazia > Meritocrazia?

Idee e ideali inconciliabili

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Nella sua raccolta di consensi a 360° Grillo ha accolto nel M5S genti e idee di ogni tipo: neofascisti, anarchici, razzisti, complottisti, immigrati, comunisti, neoliberisti, animalisti, ufologi, abortisti ed antiabortisti. Ha riunito tutta questa gente accomunata solo dall’essere arrabbiati e desiderosi di cambiamento. Li ha riuniti ed ha detto a tutti che questo cambiamento ci sarebbe stato. Ma non ha detto in cosa voleva cambiare il Paese. Non ha spiegato chiaramente quel che avrebbe fatto e come. Ha evocato belle immagini e concetti (Democrazia diretta, trasparenza, meritocrazia, per citarne solo alcune). Ma lo ha fatto alternando una bella immagine a 10 invettive contro il mondo politico nel suo insieme. Ha alimentato la stessa rabbia di persone dalle idee inconciliabili e le ha riunite attorno al nulla. Il risultato é che ogni singolo attivista/simpatizzante si crea la propria idea di movimento, con cui riempie i buchi lasciati dal leader, fintanto che Grillo stesso non prenderà possesso anche di questi.

Quando il dito indica la luna, lo sciocco guarda il dito.

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Ebbene, Grillo é il pifferaio magico che é riuscito a convincere 1 elettore su 4 che il dito fosse più importante della Luna. Ha lanciato un’idea di “democrazia diretta” gestita via web ed ha fatto credere che fosse la soluzione di ogni problema. Ha raccolto la rabbia della gente e l’ha indirizzata ma non verso la finanza internazionale, né verso leggi che riteneva ingiuste, né direttamente verso le politiche europee, né verso i modelli economici in uso: l’ha indirizzata verso la politica. Tutta la politica. Per Grillo la causa di ogni male é la politica nel suo insieme senza distinzioni. Una visione manichea che fa facile presa in tempi di recessione e che é l’unico elemento di coesione reale tra genti di idee troppo distanti perché vengano conciliate da un semplice voto online. Un po poco per conciliare estremisti di ogni colore che albergano nel suo movimento. Perfettamente in linea con un uso di doppi registri linguistici, attivisti e simpatizzanti del M5S parlano di questa incompatibilità di opinioni come di un “esempio di democrazia interna” senza affrontare mai l’assenza di idee comuni l’assenza di piattaforme di dialogo veramente trasparenti e chiare.

Voti dubbi

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Le “Parlamentarie”, ossia le primarie del M5S in cui si sarebbero scelti i rappresentanti del movimento da eleggere in Parlamento, sono state una votazione online aperta a tutti gestita dai server di Casaleggio, prive di controllo esterno e gestite in modo discutibile. Nessuno ha potuto controllare la gestione dei voti o il loro conteggio. Non si sa se vi é stato un controllo sull’identità dei votanti. Per quanto ne sappiamo metà dei voti potrebbero essere finti. Ma in fondo non é di vitale importanza sapere se il voto é stato onesto quando vi sono altri elementi di queste elezioni che le rendono emblematiche: per esempio il numero degli elettori. Circa 100.000 dice Grillo; solo 30.000 secondo alcuni analisti web. Anche prendendo per buone le cifre dichiarate da Grillo si tratta di neanche un decimo dei partecipanti alle primarie del PD. Un fallimento. Ma anche chiudendo gli occhi sulla gestione dubbiosa e sulla bassa partecipazione é emblematico il fatto che per concorrere a queste Parlamentarie bisognava per forza esser privi di esperienza politica! Le persone da scegliere quindi erano coloro che non erano stati votati alle regionali o che si sono improvvisate.

Le regole su misura

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Alle Parlamentarie poteva partecipare chiunque ma alle prossime votazioni online solo gli iscritti al movimento prima del dicembre 2012. Il M5S ha promesso di mettere in streaming tutte le riunioni ma adesso dice che trasmetterà solo quelle meno sensibili. Ha promesso trasparenza cristallina ma organizza riunioni segrete. Grillo ha detto di essere solo il “megafono” del movimento ma poi é lui ad incontrare il Presidente della Repubblica, pur non avendo cariche pubbliche ufficiali. Grillo diceva di non essere il leader del M5S ma poi bacchetta i suoi parlamentari come fossero bambini dispettosi. Prima diceva che i suoi parlamentari avrebbero dovuto votare compatti in base al voto interno, ma poi (essendo ciò incostituzionale) ha negato di aver mai detto tutto ciò ed ha iniziato a predicare la libertà di pensiero dei singoli parlamentari. Grillo cambia le carte in tavola a seconda della convenienza. Chi lo appoggia lo difende comunque, accettando stridenti compromessi tra quel che Grillo dice e quel che Grillo fa. Chi lo appoggia continua a farlo perché ha investito sul M5S credendoci profondamente con il cuore e con la pancia e vuole continuare a crederci.

Colpevolizzare pochi per unire molti

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Uno degli elementi essenziali perché un gruppo o movimento si compatti consiste nell’identificazione chiara un “nemico”. Il meccanismo é semplice: circoscrivendo il nemico ad un gruppo ristretto é possibile indirizzare facilmente il proprio risentimento. Ciò aiuta a rendere coeso un gruppo ed al tempo stesso diffonde l’idea del “noi contro loro” che rapidamente degenera nel “noi siamo meglio”. Si tratta di un meccanismo presente in tutti i movimenti totalitari: i nazisti riversavano tutte le colpe sugli ebrei, Scientology contro psicologi e critici in generale, i regimi comunisti han sempre alimentato le paure di infiltrati e nemici della patria così come, a seconda del periodo gli Stati Uniti si “sentono attaccati” da neri, comunisti o mussulmani. Un gruppo di persone poco omogeneo é in grado di diventare compatto quando il nemico é comune e chiaro a tutti. Sia chiaro: l’Italia esce effettivamente da decenni di politica debole e sono innumerevoli i problemi da risolvere e le colpe della politica, ma quel che Grillo sta facendo nel concentrare la rabbia su nemici ben definiti é solamente una tecnica di propaganda e coesione. Grillo propone una visione del mondo semplificata: un “noi contro loro” con cui é facile entusiasmare la gente. Troppo difficile accusare finanzieri senza volto, leggi troppo tecniche o accordi internazionali sbilanciati. Attaccare personaggi pubblici conosciuti a tutti ripaga meglio.

Gli autoproclamati “puri”

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Identificando il nemico principale nella politica nel suo insieme senza distinzione alcuna, ne consegue che secondo Grillo tutti coloro che non han votato il M5S sono nemici. Nemici da convertire, risvegliare, bacchettare, indirizzare. L’atteggiamento di Grillo non é di semplice accusa, critica o sfiducia: esecra e demonizza chi vuole attaccare. Questo disprezzo assoluto serve a trasmettere il concetto che “ogni alternativa é meglio”. Tra le frasi che i sostenitori del M5S ripetono più volentieri  si sentono: “sempre meglio di quelli di prima”, “almeno quelli del M5S sono onesti”, “sono persone come noi”. In questi concetti ripetuti in continuazione si riesce a vedere chiaramente come Grillo (ed i media che l’hanno riecheggiato) abbia concentrato tanto profondamente l’attenzione nazionale sui concetti di “politica corrotta” e “disumanità dei politici” da convincere milioni di persone che questi siano i problemi principali del Paese. Alimentando questi concetti, di contro ha trasmesso il concetto che il M5S sia il movimento dei puri, degli onesti, degli umani. Dirlo apertamente sarebbe una sparata troppo grossa e si preferisce deviando su concetti contigui ma meno impegnativi: “onesti”, “giovani”, “nuovi”, “disinteressati” oppure si mitiga spostando l’attenzione sulle mille opinioni interne al movimento.

Solo il M5S può parlar del M5S

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Altro nemico di Grillo sono i media italiani nel loro insieme senza distinzione alcuna, che attacca unilateralmente diffondendo dubbi su qualunque notizia riportata da media che non siano accettati da lui. Il risultato di questo discredito generalizzato che radicalizza dubbi sull’attendibilità delle notizie trasmesse da qualunque media anche tra i non simpatizzanti del M5S é la legittimazione delle “fonti alternative”. Tra queste “fonti alternative” si trovano solo i blog di Beppe Grillo, del M5S, degli attivisti e dei simpatizzanti. Tra le fonti accettate dal M5S rientrano ironicamente anche singole notizie provenienti da quotidiani italiani, qualora tali notizie al M5S facciano comodo e che sbandiera spudoratamente nonostante provengano da quegli stessi media che disprezza manifestamente. In sostanza il M5S ascolta solo sé stesso e chi gli fa comodo. Non avendo pensiero politico condiviso i singoli blogger attivisti o simpatizzanti del M5S si limitano quindi a riproporre gli slogan e i concetti esposti da Grillo che più gli son piaciuti (vedi sotto). La rabbia cieca verso i media si traduce in proposte contraddittorie: Grillo parla tanto di “vendere due canali Rai” dimenticandosi totalmente che il bouquet Rai consiste oggi di 19 canali e senza analizzare minimamente chi dovrebbe acquistare questi canali (Berlusconi? Murdoch?).

Infiltrati! Il dissenso non esiste

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Sempre in perfetta linea col “noi contro tutti”, Grillo rifiuta di ammettere che vi siano voci discordanti all’interno del movimento ma é obbligato a fare i conti con la realtà. Ecco che preannuncia la presenza di traditori tra i parlamentari eletti pur senza prove, ma solo per alimentare la tensione interna per coalizzarli maggiormente. Ecco che i commenti negativi al M5S diventano “schizzi di merda digitale” di “troll pagati dai partiti”. L’idea di avere traditori al proprio interno aumenta la compattezza del gruppo ed alimentare l’idea che vi siano “persone pagate per distruggerci” trasmette il messaggio “stiamo lavorando contro dei cattivi” tipico della mentalità complottista

Comunicazione unidirezionale

Grillo si esprime solamente per monologhi e non conosce il contraddittorio. Negli spettacoli dal vivo dà il meglio di sé entusiasmando la folla e concentrandone l’attenzione su pochi chiari concetti di facile presa, alternando urla ed esasperazione quando vuol risvegliar rabbia, a pacatezza e ammirazione quando vuol mostrare l’esistenza di un'”alternativa”. In perfetta linea con l’atteggiamento complottista é solito lanciare molti dubbi ma poche risposte. Quando le risposte ci sono sono spesso proposte che appagano l’emotività ed un “senso del diritto” spiccio e monocromatico, poco incline all’analisi a 360°. Interessante notare come nelle interviste fatte in situazioni in cui non ha il pieno controllo Grillo tende a mostrarsi, a seconda del caso, pacato o indispettito ma comunque anche in queste situazioni le sue abilità linguistiche ed espressive gli permettono di prender in pugno la situazione. Quando invece si trova (o aspetta di trovarsi) in difficoltà, preferisce defilarsi. Ecco il perché delle mancate interviste, delle dichiarazioni ironiche fatte di corsa ai giornalisti che lo rincorrono.

La scusante della satira

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Grillo é nato comico, si é formato in televisione negli anni’80 ed infine ha portato le sue abilità nelle piazze: conosce bene la potenza della satira e sa come sfruttarla. Il problema della satira però é che può facilmente essere evocata come scudo per giustificare qualsiasi affermazione. Con la scusante della satira Grillo si permette di lanciare accuse, infamare, decidere chi sono i buoni e i cattivi. Lo fa gestendo il doppio registro di comico e fustigatore saltando a seconda della convenienza dall’uno all’altro ruolo perché con la scusante della satira tutto gli é permesso. Non può non venire in mente Antonio Ricci che usando lo stesso doppio binario si permette di catturar consensi mettendo in mostra a Striscia la Notizia ragazzine scosciate raccontandoci che si tratta di satira. Sia Ricci che Grillo sanno come passare per neutrali pur non essendolo affatto: ma se Ricci prende in giro certi politici con battute che ce li rendono simpatici ed altri li attacca senza risparmiarsi, Grillo raccoglie consensi trasversali urlando contro tutto e tutti con le sue esibizioni urlate ma uscendo brevemente dal ruolo del comico quando parla di cose o persone che appoggia (dosando sole qualche battutina per dare l’illusione di essere ancora nel ruolo del comico). Pur essendo fruitori quotidiani di satira e tv, gran parte delle persone non padroneggiano abbastanza a fondo i  linguaggi satirici e televisivi da sapersene difendere

Lo scherno come analisi politica

Grillo attacca i suoi nemici in modo semplice, diretto e privo di sbavature. Propone una visione in bianco e nero dove chi é nero viene attaccato senza pudore e la più efficace delle sue armi é quella dello scherno. Tutto consiste nel lavorare in modo tale da attribuire al proprio nemico l’etichetta che Grillo vuole apporgli. Grillo predicatore, moralizzatore e provocatore  appiccica i vari “Napisan” per Napoletano, “Psiconano” per Berlusconi, “vecchia puttana” per la Montalcini, “Fallito” per Bersani, “Padri puttanieri” per i capi politici in generale. Lo scherno é il mezzo usato da Grillo per etichettare univocamente chi si vuol colpire senza lasciar spazio alla critica. Una volta che Napolitano é diventato “Napisan” il dialogo é terminato: lo ha ridotto a macchietta del teatrino, che diventa facile da disprezzare.

Doppi binari

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Un non-leader che prende tutte le decisioni finali, un non-statuto che convive in maniera contraddittoria con uno statuto reale, un movimento che si dice non-partito ma che evidentemente agisce da partito, l’utilizzo di “influencer” e la condanna dei post critici, l’attaccare il conflitto d’interesse pur lucrando privatamente sul movimento, l’attaccare i casi di “parentopoli” e riempire il movimento di parenti. Due pesi e due misure, alternati troppo facilmente e troppo spesso. Tutto lecito, tutto giustificato: “lo statuto serviva perché così vuole la legge, non siamo un partito ma ci siam dovuti costituire come tale per andare in Parlamento, le critiche contro di noi sono un attacco pagato, Beppe é libero di guadagnare privatamente e a noi non ha mai chiesto nulla, assumiamo persone di cui ci fidiamo”. Eccezioni, eccezioni, eccezioni. Il M5S si ritiene eccezionale e degno di mille eccezioni pur non avendone nessun diritto.

Una falsa alternativa

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Come analizzato in questo articolo dei già citati Wu Ming, la strategia comunicativa del M5S propone il movimento attraverso due formule: “Non ci sono alternative” e “noi siamo l’alternativa”. L’articolo citato é perfettamente esaustivo e non vi é molto da aggiungere a quanto già dice e che si può grossolanamente riassumere così: il M5S lancia accuse e semina dubbi ai quali spesso non si può dar torto, riducendo tutto il male ad un unico blocco, per poi proporsi come “unica soluzione dei problemi” autoleggittimandosi grazie al solo fatto di “essere volti nuovi” o “privi di interessi”.

Il web come mito imprecisato

Grillo elogia il web. Nei suoi monologhi descrive il web come mezzo portentoso in grado di portare democrazia e giustizia nel mondo. Riprende in sostanza la visione proposta da Casaleggio nel suo video Gaia. Proporre il web come “la risposta” é un modo goffo ma efficace di spostare la leadership del movimento da Beppe Grillo ad uno “strumento altro”, il che é propedeutico alla definizione del ruolo di Grillo come solo “Megafono” del movimento. Concentrare tutte le speranze della gente in un generico “internet” in cui “1 vale 1” dove tutti hanno lo stesso diritto di parola può risultare affascinante per chi ancora non ha compreso che internet di per sé é uno strumento molto meno democratico e “orizzontale” rispetto all’immagine che gli é stata cucita addosso.

Ciò che non viene mai spiegato é in che modo, insomma, é in quale modo tecnicamente il web dovrebbe portare alla fantomatica Democrazia 2.0 promossa dal M5S. Il movimento “di internet” non ha nemmeno una piattaforma propria di voto e discussione: il tanto aspettato software LiquidFeedback non é ancora funzionante e ci si appoggia al Blog di Beppe Grillo, Meetup.com e agli account Twitter e Facebook dei singoli attivisti. Anche il sito ufficiale del M5S appartiene a Beppe Grillo. Se l’unico riferimento ufficiale appartiene a Grillo e gira su server di Casaleggio é difficile sperare in una vera trasparenza e democrazia. Interrogati a tal proposito Grillo e gli attivisti del M5S si limitano a ripetere slogan senza rispondere.  Il mito della democrazia via web viene portato avanti dimenticandosi anche che l’Italia é un Paese con una copertura Adsl insufficiente ricco di anziani scarsamente informatizzati.

Web Dictatorship 

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Grillo sul web si comporta esattamente come nei suoi show dal vivo, lanciando invettive e accuse senza mai accettare contraddittori. Non ha mai risposto ad un singolo commento sul suo blog. Non ha mai replicato a un tweet. Lancia il sasso e poi lascia che siano gli altri a scontrarsi su ciò che ha detto. La tanto decantata interattività di internet non tocca né Grillo né Casaleggio (con cui non é possibile interagire pubblicamente su nessun social network). Il ricorso alla censura evidenzia ancor maggiormente la visione unidirezionale che Grillo ha del web. Il web quindi viene utilizzato da Grillo non tanto come strumento di dialogo e interazione, bensì come un canale tv (unidirezionale) senza dibattito.  I sospetti di censura e le singole segnalazioni sul blog di Beppe Grillo sono diventate evidenti il 16 marzo 2013. In reazione al post riguardante l’elezione di Pietro Grasso a presidente del Senato, il Blog di Beppe Grillo é stato sommerso da una valanga di commenti perlopiù negativi. Il team che segue il blog ha compiuto un certosino lavoro di censura che ha toccato, oltre ai post offensivi* moltissimi commenti colpevoli solo di criticare il movimento. Anche la gestione dei punteggi ai commenti é  fonte di dubbi: commenti negativi che avevano ricevuto molti punti d’approvazione, in pochissimi minuti sono stati superati da commenti che difendevano la linea di Grillo. Tuttavia i commenti rimossi sono stati certosinamente raccolti e classificati su questa pagina. Dietro al blog di Beppe Grillo c’é Casaleggio, il quale ha dichiaratamente espresso la sua politica dell’utilizzo sul web di “influencers” ossia un numero ristretto di persone il cui compito é di diffondere le idee del M5S sulla rete. Chi siano esattamente questi influencers é  poco chiaro, ma osservando l’andamento dei commenti pro-M5S sul web risulta chiaro che almeno una gran parte di questi sono semplicemente dei troll. Il sospetto dunque é che anche tra i commenti del blog di Beppe Grillo alcuni dei commenti positivi siano creati da “influencers” pagati che alimentano e diffondono gli “slogan del giorno” i quali vengono poi ripresi e riproposti da semplici attivisti e simpatizzanti. Non mancano altre forme di censura web non giustificabile, soprattutto da un movimento che si dice “aperto e trasparente” come la rimozione di video e la chiusura di account Facebook. Le prime segnalazioni di censura da parte di Beppe Grillo sono cominciate già in tempi non sospetti.

*curioso notare come i post offensivi censurati siano spesso meno volgari e offensivi delle parole di Grillo stesso.

Usare il web per farsi vedere sui media

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La comunicazione unidirezionale di Grillo é in sostanza molto meno tecnologica di quanto viene raccontato: negandosi ai media questi non fanno altro che parlare di lui, analizzando, interpretando lui ed il suo movimento. Anche questo post rientra in qualche maniera nello stesso meccanismo. Grillo tiene un comizio lanciando invettive oppure pubblica frasi al vetriolo sul suo blog ed immediatamente i media si tuffano a scandagliare la notizia e la ripropongono sulle proprie piattaforme. Grillo si é messo nella posizione di poter raccogliere gli echi positivi dell’eco mediatico potendo sempre stroncare quanto riportato dai giornali che hanno interpretato male (consciamente o meno), trasposto erroneamente le sue affermazioni o tradotto male da giornali stranieri. Sta di fatto che la stragrande maggioranza dei suoi elettori non é pratica del blog di Grillo e quel che sa di lui e del M5S lo ha appreso da stampa e Tv.

Simpatizzanti non dialoganti

Privi di linea comune, ogni affermazione sul M5S rischia di essere smentita dai fatti: é interessante notare quanto gli attivisti e i simpatizzanti del M5S ignorino la posizione e le proposte ufficiali del movimento su questioni vitali come economia, immigrazione, sanità, istruzione e pensioni. L’attaccamento emotivo verso il movimento ha il sopravvento su ogni tipo di analisi logica. Qui si possono sprecare esempi tra i più disparati ma é sufficiente fare l’esperienza di parlare con un attivista M5S poiché le risposte son sempre le stesse: slogan, concetti campati in aria, cambi di argomento, silenzi o insulti. L’incapacità di dialogo dei simpatizzanti M5S rende quindi impossibile ragionare coerentemente anche su punti di contatto condivisi. Qui due esempi di discussioni educate: sul rifiuto dei media del M5S e sulla dubbia validità dei blog come fonte d’informazione primaria, entrambi terminati senza ottener risposta. In un perfetto esempio di tecnica dello “specchio riflesso” Grillo alimenta un popolo di arrabbiati infilandogli in bocca le frasi che vuole ripetano, per poi attaccare chi lo critica dicendo che si tratta di persone che ripetono concetti altrui.

Parlamentari incompetenti

crimi-e-lombardi

Per scelta ideologica di Grillo i parlamentari del M5S sono tutte persone prive d’esperienza inizialmente immaginati come semplici “premibottoni”. Pur inveendo contro il diritto costituzionale dei parlamentari di pensare indipendentemente da quel che ordina il partito, Grillo ha dovuto far buon viso a cattivo gioco ed accettare che questi non fossero obbligati per legge a decidere quel che gli veniva imposto. Ad oggi il numero di Disegni di Legge presentati dal M5S é incredibilmente basso ed ininfluente riguardo alle problematiche urgenti del Paese.

Il Movimento incompreso dall’estero

Una nota va fatta anche per quanto riguarda l’estero: i media stranieri osservano l’Italia con un occhio diverso da quello di chi ci vive. Questo ha permesso che i media stranieri vedessero in Grillo e nel M5S degli interlocutori analoghi a esperienze come il Partito Pirata o Occupy Wall Street. La spudoratezza con cui Grillo ha “fatto sue” cause e ideali cari alla sinistra e l’uso alternato di “visioni alternative” e sberleffi ironici  ha impedito che la stampa straniera comprendesse a dovere il piglio autoritario e le contraddizioni del M5S

Il caso Sicilia

Italian comedian Beppe Grillo poses duri

Grillo ed il M5S si fanno vanto della loro esperienza siciliana. Il risultato delle elezioni regionali 2012 é stato un governo orientato a sinistra con appoggio del M5S. Questo tipo di convivenza é stato elogiato inizialmente da Grillo come modello di riferimento ma il modello siciliano inizia a mostrare le prime crepe con relativi scambi di accuse e Grillo se ne vanta sempre meno mantenendo però la tendenza ad attribuire al solo M5S i risultati positivi della coabitazione.

Le epurazioni in Emilia

La situazione del M5S in Emilia risulta invece molto più illuminante riguardo i meccanismi interni e le contraddizioni del movimento rispetto alla Sicilia. Da Tavolazzi alla Salsi, per arrivare al caso-boom di Giovanni Favia, sono numerose le testimonianze di epurazioni anche a Forlì, e Modena. Il M5S ha evidentemente allontanato tutte le persone che non erano in accordo con la linea Grillo-Casaleggio. L’atteggiamento smaccatamente antidemocratico totalmente opposto ai principi di orizzontalità e “democrazia diretta” che Grillo propone mettono in evidenza la natura verticale e contraddittoria del M5S 

Un successo inaspettato

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I sondaggi pre-elettorali davano il M5S al 15% ma alle elezioni ha preso il 25%. Questo successo dirompente é stato totalmente inaspettato per tutti (Grillo compreso). Grillo puntava ad una fetta importante d’opposizione: voleva rompere le scatole ai partiti sul loro stesso terreno ed improvvisamente si é trovato a pochi passi dalla presidenza del consiglio. Qui la paura: i 163 parlamentari del M5S non hanno esperienza, non hanno la capacità di proporre nuove leggi, non conoscono la diplomazia, non sanno rapportarsi ai media, non sono pratici di bilanci e codici istituzionali. L’idea di Grillo di un “gruppo di moralizzatori” in Parlamento ha iniziato a mostrarsi debole nel momento in questi son dovuti diventare un gruppo di legislatori pensanti. Grillo ha dovuto far buon viso alla situazione ma adesso si trova a dover gestire una situazione troppo grossa per lui.

Grillo vuol tornare all’opposizione

Beppe-grillo-a-Venezia

Grillo puntava all’opposizione ed ora deve ritornarci senza dichiararlo apertamente. Fa di tutto perché PD e PDL si alleino tra loro. Lo vuole perché potrà gridare scandalizzato che “la vecchia politica fa accordi per non lasciar governare il M5S”. Le alternative sono una riproposizione del modello siciliano per cui si avrebbe un governo PD con appoggio M5S (ma Grillo vuol esser spina nel fianco e non il fianco stesso) o un ritorno al voto. In quest’ultimo caso sono convinto che il M5S perderebbe l’appoggio di chi a febbraio aveva votato Beppe Grillo senza sapere esattamente cosa aspettarsi.

Raccontare una storia

Uno degli elementi aggreganti del M5S é la capacità di raccontarsi bene. “C’era una volta un Paese guidato da uomini di palazzo ladri e farabutti chiamati “politici” che stritolavano la povera gente per far la vita da nababbi. Ma un bel giorno un saltimbanco che si guadagnava da vivere onestamente facendo ridere la gente, dopo aver subito anche lui tanti soprusi, decise che non era più il momento di ridere ed iniziò a mettere in contatto la povera gente. Con l’aiuto del suo prode amico Casaleggio, usando Internet fece si che tutte le persone buone e oneste si mettessero in contatto fra loro e formassero un movimento di brava gente pulita, per scacciare tutti i cattivoni ladri e imbroglioni…” La natura fiabesca dell’immagine che il M5S diffonde é estremamente accattivante e copre potentemente una lettura più fredda (movimento popolare nato, creato e diretto per tornaconto personale da Casaleggio usando/sfruttando/subendo Grillo)

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