Twitter, meteo, democrazia e l’importanza del giusto peso

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Le previsioni meteo, lo dice la parola stessa, sono delle previsioni, ossia un’idea del futuro derivata da osservazioni, studio e calcolo statistico e per quanto queste diventino sempre più precise ed affidabili restano comunque solo una supposizione di ciò che potrebbe accadere.

Le previsioni vanno perciò intese ed utilizzate come un indicatore più o meno attendibile ma mantenendo un certo margine di dubbio, valutando di caso in caso il loro valore: se i principali centri meteorologici concordano nel prevedere l’arrivo di una mastodontica perturbazione entro 48 ore é molto probabile che accadrà davvero, ma se un solo centro meteo prevede l’arrivo tra qualche settimana di una singola nuvola su un area ristretta non é il caso di modificare già i nostri piani per quella data.

Non é mai certo che le logiche con cui si arriva a fare una previsione meteo saranno le stesse che seguirà la natura: magari il meteorologo di turno ha analizzato tutti i dati e studiato ogni variabile possibile per giungere ad una previsione accuratissima, ma poi basta che la temperatura cambi di un decimo di grado a Bologna perché a Forlì smetta di piovere!

Sotto certi aspetti i social network sono paragonabili alle previsioni meteo: sono un indicatore del sentimento comune e possono dare un’idea molto chiara dell’umore di una popolazione in merito ad un dato argomento, ma il fatto che una certa idea sia diffusa e condivisa non la rende automaticamente l’idea migliore, né dovrebbe essere considerata un dogma al quale attenersi.

Se nel 1492 vi fosse stato Twitter, alla domanda della regina di Spagna “Devo finanziare questa spedizione  verso l’ignoto di Cristoforo Colombo?” probabilmente la risposta sarebbe stata un sonoro no, arricchito da hashtag sarcastici e battute volgarotte.

I social network sono strumenti nuovi che fan già parte della nostra vita e pian piano stiamo imparando che non vanno ignorati; ma non abbiam neanche finito il processo di accettazione che già dobbiamo compiere il secondo passo, ossia imparare a dargli il giusto peso.

La trama del primo espisodio di Black Mirror, interessantissima serie tv inglese, mette in evidenza alcuni dei tranelli in cui si incappa se vi é un approccio di eccessiva dipendenza dall’opinione pubblica: la principessa d’Inghilterra viene sequestrata ed il rapitore promette di salvarla a patto che il primo ministro si sottoponga ad una degratante e disumana prova diretta tv. Si tratta di un ricatto talmente infame che nessun essere umano civilizzato si sognerebbe mai di prendere in considerazione ma l’episodio in questione evidenzia in maniera lucidissima alcuni meccanismi con cui la roboante e prepotente “giuria del popolo” degenera facilmente ed al tempo stesso mette in mostra come la sottomissione eccessiva dalla volontà del popolo generi mostri.

Nel XVII° secolo la popolazione prendeva facilmente per buona qualsiasi infamia fosse stampata su carta. Nel XX° secolo qualunque cosa proveniente da radio e tv acquista un valore aggiunto. Nel XXI° vi é l’illusione che i contenuti valgono per il consenso che ottengono.  Negli anni, grazie all’istruzione ed all’esperienza, questi atteggiamenti vengono mitigati e si impara a conviverci, ma non scompaiono mai del tutto, anzi: si fondono tra loro. Nel XXI° secolo c’é ancora chi crede ad articoli farlocchi e non documentati trovati su una pagina web qualunque, così come c’é gente che continua a ritenere migliore un determinato prodotto solo perché viene promosso in tv. Il web, ed i social network non sono da meno: sono entrati nelle nostre vite e ci resteranno, ma bisogna imparare a conoscerli e dargli il giusto peso.

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5 responses to “Twitter, meteo, democrazia e l’importanza del giusto peso”

  1. Pitocco says :

    Grazie della visita e complimenti per il tuo blog. Interessante!
    Mi permetto di esprimere qualcosa su questo aspetto che a molti appare molto importante, ma che nella realtà è seguito solo da una piccola cerchia di persone. Su FB, per esempio, nella mia piccola esperienza, ho notato che i frequentatori alla lunga sono sempre gli stessi, quelli ammalati di presenzialismo. Su Twitter, che non frequento più di tanto, mi sembra un assurdo poter comunicare solo in poche decine di parole, le cose si fanno ancor più intriganti e psicogene. Come è possibile esprimere un punto di vista o un concetto se hai la limitazione nel numero di lettere che digiti? Mistero!
    La cosa ancor più stupida è che twitter è solo la versione limitata di IRC o mIRC, molto più versatile e completo di quella di Twitter. Ma questo molti non lo sanno e preferiscono essere “à la page” che pensare con la propria testa. Effetto bestia o effetto massa?
    Inoltre questi utili-inutili reti-sociali sono anche la croce per quelli che hanno creduto che fosse il loro cavallo di battaglia. L’esempio di Grillo con l’elezione di Rodotà a candidato delle presidenziali è al limite del ridicolo. Ma va da se che lo strombazzare dei media, allineati, facciano da gran cassa: il ritorno è anche per loro.
    In conclusione questi mezzi sono un utile strumento per penetrare nella testa delle persone, ma ha come contropartita la limitatezza della penetrazione. Sono così tante le informazioni che si possono cercare (spesso pilotate) che colui che cerca una cosa alla fine si trova a leggere tutt’altro. Inoltre e questo è l’aspetto più critico, la memorizzazione dell’informazione è spesso relegata a qualche decina di giorni se non anche meno perché il nostro cervello, da quel che si legge, non è in grado di metabolizzare migliaia di informazioni in poco spazio temporale e alla fine accade che spesso c’è un “reset” del sistema umano.

    • Ca Gi says :

      Credo andrebbe fatta una prima divisione grossolana tra social network e chat, laddove i primi sono quegli strumenti come Facebook e Meetup che, almeno in teoria, sarebbero basati sui contatti tra persone mentre i secondi sono pensati più come un luogo di dialogo virtuale, pur ricordando che la divisione tra social network e chat non é affatto netta e l’uno può sempre avvicinarsi all’altro.

      Il paragone Twitter/IRC che fai é corretto ma solo in parte perché quest’ultimo non permette l’approccio easy di Twitter: Server, Stanze, Porte son cose che confondono la maggior parte degli utenti. Forse, se qualcuno avesse sviluppato un App basata su IRC ma semplice come Twitter le cose si sarebbero sviluppate diversamente?

      Twitter non é a mio avviso un vero social network ma una enorme chatroom asciugata, con tutti i pregi e difetti che ciò comporta. É basato più sull’immediatezza e sulla semplificazione che sullo scambio di contenuti ed argomenti.

      Twitter può essere pericoloso se usato male e per “usato” intendo principalmente “compreso”: l’esempio di Grillo e Rodotà é stato proprio l’evento che ha stimolato la stesura questo piccolo post, anche se l’argomento meriterebbe uno studio più approfondito di quanto mi ritengo in grado di fare personalmente.

      Sulla limitatezza della penetrazione credo vada detto qualcosa di più: sottoposti quotidianamente a centinaia d’informazioni ci convinciamo che quelle minori occupino il nostro pensiero solo per poco tempo (lo scandaletto di turno, per esempio), tuttavia una traccia ritengo rimanga sempre come concetto generico (la politica é marcia; sono tutti venduti; l’Italia non cambierà mai) senza che ce ne si renda conto ed é su quest’aspetto che certi media lavorano, in maniera a volte involontaria ed a volte guidata.

      • Pitocco says :

        Mi piace quellomche hai scritto e condivido l’espressione di twitter come una chatroom asciugata. relativamente alla limitatezza della penetrazione del pensiero è vero andrebbe fatta un analisi molto più articolata, ma in poche righe si cerca di andare per punti salienti nell’auspicio che chi legge comprenda il senso dell’argomentazione, e tu, di fondo, m’appare che l’abbia capito.

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  1. L’invasione delle Ultrabufale | / ca gi zero / - 20 maggio 2015

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