Sparatoria del 28 Febbraio: Grillo non va incolpato, ma…

Ieri mattina, 28 Febbraio 2013, durante il giuramento del Governo Letta un uomo ha sparato a due carabinieri di fronte a Palazzo Chigi ferendo di striscio pure una passante. L’uomo é stato catturato immediatamente. Uno dei due carabinieri, colpito a distanza ravvicinata, in questo momento é in prognosi riservata. Tutta la scena é stata mostrata in diretta poiché in quel momento era presente una troupe di RaiNews24 per documentare l’inizio del nuovo governo. Si é trattato di un gesto isolato di una persona sana di mente ma con diversi problemi familiari ed economici alle spalle che, poco più tardi, ha dichiarato di aver pianificato il gesto per colpire i politici, ma “[…] sapevo che non avrei mai e poi mai potuto raggiungerli. Allora ho pensato al palazzo, a chi ci sta davanti” ed ha scelto i carabinieri come vittime di ripiego.

La notizia e le drammatiche immagini sono state diffuse istantaneamente scatenando, come sempre in questi casi, dibattiti sulla legittimità dei media di mostrare il carabiniere ferito (prima ancora che i familiari fossero stati avvertiti), ma soprattutto ha generato accuse sul “mandante morale”.

Molti hanno puntato il dito contro Beppe Grillo in quanto, notoriamente, ha da sempre usato toni molto violenti nei confronti dei politici in generale. Grillo ha giustamente condannato il gesto evidenziando che “[…] il nostro MoVimento non è assolutamente violento”. Nonostante ciò parte della stampa e dell’opinione pubblica lo accusa di aver alimentato il clima d’odio verso i politici, citando ad esempio il post che ha pubblicato il 28 Febbraio, la provocazione fatta a Bologna il mese prima, quando ha chiesto ad Al Quaeda di bombardare la Camera ed alcuni commenti violenti pubblicati su diversi social network dai sostenitori del M5S. Altra parte della stampa e dell’opinione pubblica reagisce sdegnata all’attribuzione di una responsabilità morale di Grillo per l’accaduto, attribuendola invece alla classe politica colpevole dell’attuale situazione sociale ed economica che ora strumentalizza il gesto di un folle contro il Movimento 5 Stelle.

L’uomo avrebbe compiuto un gesto simile anche se Grillo non avesse usato toni violenti?

Probabilmente si: é stato il disagio emotivo (causato in questo caso da problemi economici e familiari) a far “scattare la molla” per il folle gesto, non le parole di Grillo.

Mirando ai politici?

Forse no: il disagio emotivo é stato scaricato contro un “nemico”, ritenuto causa primaria dei propri problemi ed in questo caso, anziché indirizzarsi contro l’ex-moglie, l’ex-datore di lavoro o altre persone e figure con cui era a contatto, si é concentrato contro una nemesi generica, i “politici” in generale, pur essendo conscio che si tratti di una nemesi indistinta e indefinita. Difatti l’uomo dichiara: “Non ce l’ho con nessuno – ha ripetuto ai pm – io non odio nessuno. Ho solo la disperazione di un lavoro perso, la separazione, essere a carico dei propri genitori a questa età” e “Volevo suicidarmi”. É qui che si scontrano due letture diverse del fatto: l’uomo ha sviluppato quest’odio per “i politici” in maniera autonoma o ha assorbito l’odio per “la casta” alimentato da Grillo? Impossibile dirlo: qui si rientra nella psicologia di un uomo e non é detto che lui stesso sarebbe in grado di rispondere.

La classe politica italiana e/o le parole di Grillo hanno spinto l’uomo al folle gesto?

No: é ingiusto attribuire a chi ha malgovernato il Paese o a chi accusa i responsabili del malgoverno responsabilità per l’ingiustificabile gesto di una persona disagiata.

É innegabile che la situazione sociale ed economica sia responsabilità della classe politica.

Vero, ma non giustifica in alcun modo la violenza.

Ma allora Grillo non ha nessuna responsabilità per il clima d’odio diffuso nel Paese?

Faccio alcuni esempi: Dopo il primo dopoguerra, in una Germania allo sbando, in cui nessuno sapeva che direzione prendere, una forza politica é riuscita ad attirar consensi concentrando, legittimando ed ideologizzando una rabbia popolare generalizzata su alcuni “nemici” ben definiti addosso ai quali la popolazione ha potuto sfogare tutto il proprio malessere. Persone comuni non legate al nazismo e senza esser comandati da nessuno hanno sviluppato e manifestato odio razziale verso gli ebrei. Se ci trovassimo nella Germania di quegli anni forse ci saremmo chiesti “Hitler alimenta l’odio verso gli ebrei o segue il sentimento popolare?”. Ma quel periodo é passato e dobbiamo far tesoro degli errori avvenuti allora per evitare che si ripresentino: il paragone Grillo-Hitler é ingiusto ed improprio ma sono innegabili forti tratti comuni dei metodi comunicativi e del modo in cui raccolgono consenso (rimarco per chiarezza che tali similarità riguardano solamente l’aspetto comunicativo e non certo ideologico). Grillo sbaglia? Si, tantissimo! Ma qui non sto parlando di COSA dice, bensì del COME: con i suoi attacchi violenti e sberleffi irrispettosi mina ogni possibilità costruttiva.

Ma Grillo dice cose giuste.

Condivido alcune delle sue opinioni, ma non sono l’argomento di questo discorso: qui si parla del modo inaccettabile con cui le esprime! Parla come un cane rabbioso, insulta, attacca tutto e tutti senza distinzione.

Grillo deve parlare così perché altrimenti nessuno lo ascolta.

Faccio presente l’esempio di Gandhi e Mandela, che hanno rovesciato potenze straniere solo con le loro idee o anche altre azioni non violente come il boicottaggio dei bus a Montgomery: tutti casi in cui la non violenza ha dimostrato di essere forte abbastanza da combattere la violenza. Le tensioni muro contro muro hanno invece portano a situazioni di stallo in cui solo il più forte vince: vedi Israele e Palestina. Grillo sbaglia perché dà talmente tanta voce e legittimità alla rabbia che questa sommerge le cose buone che il movimento può portare: accendendo l’emozione e assoggettandovi il ragionamento, il che é sempre pericolosissimo.

Quindi Grillo dovrebbe abbassare i toni per evitare che si inneschino meccanismi d’emulazione?

Le responsabilità di un’emulazione va attribuita solo all’emulatore. I ragazzini che lanciano i sassi dal cavalcavia sono responsabili dei propri ignobili gesti, punto e basta. Vi é però un caso in cui questa regola si rompe: quando un gruppo più o meno ampio di persone accoglie e legittima comportamenti violenti e/o altrimenti inaccettabili. In questi casi si sviluppa una sorta di anestetizzazione (morale, intellettuale, emotiva) che permette di superare certi limiti che non andrebbero toccati.

Ossia la colpa é delle persone che accettano questo clima?

Si, ogni volta che una persona accoglie, plaude, giustifica un comportamento o un linguaggio irrispettoso e lo legittima a normalità, alimenta un meccanismo di crescita d’odio.

Se é un problema culturale Grillo che colpa ne ha?

Grillo é a capo di un movimento politico che ha ricevuto un quarto dei voti alle ultime elezioni: ha grandissime responsabilità! Per prima cosa deve dare il buon esempio comportandosi da persona civile: che accusi, si batta, s’impunti, che difenda le sue posizioni ma nel rispetto dell’altro. Può benissimo combattere i suoi avversari politici comportandosi da persona civile. Per seconda cosa deve delegittimare la violenza di chi lo segue: la valanga di commenti volgari ed irrispettosi sul suo blog sono sintomo e causa di questa legittimazione, ma Grillo non se ne discosta mai. Sono due aspetti di un solo problema. Non risolvere questi due punti vuol dire erigere muri che non servono a niente ed a rimetterci, alla fine, son solo i poveracci.

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