Del perché “io ho ragione e tu no”

Art by: http://dave-daring.deviantart.com

-L’articolo é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale-

É capitato a tutti di trovarsi nella spiacevole situazione di discutere con qualcuno che non voleva sentir assolutamente ragioni e non si spostava di un millimetro dalla posizione presa. Allo stesso tempo dobbiamo ammettere che a volte siamo stati noi a difendere a spada tratta la nostra posizione pur non potendo replicare adeguatamente alle argomentazioni di chi ci stava di fronte.

Quanto spesso una persona si aggrappa ad un concetto con tanta forza da non volerla abbandonare anche se l’evidenza dimostra che é sbagliata? Ma in fondo… conosce davvero il concetto che sta difendendo? Si é limitata ad accoglierla o l’ha studiata a fondo sondandone i punti deboli? Ha una visione dettagliata del concetto in questione? Riesce ad inserirla in contesti più ampi? Conosce davvero il pensiero di chi la vede diversamente o si limita ad “inquadrarlo” in base alla propria posizione?

In molti, moltissimi casi, la persona tende senza volere ad anteporre le proprie logiche emotive a quelle dell’intelletto (ma guai a rinfacciarglielo: negherà così come fa a sé stesso), fino al punto da difendere qualcosa che non ha compreso appieno poiché la propria convinzione gli fornisce sicurezza.

I casi più manifesti sono quelli in cui questo concetto é rappresentato da quello che in questo articolo vien chiamato l’oggetto, ossia una rappresentazione palese di questo concetto, sia esso un gruppo sociale, una filosofia di vita o una corrente di pensiero. 

[Per scelta l’argomento é trattato in modo generico semplificato, pertanto non é immune da lacune e possibili fraintendimenti che tento di arginare con alcune note di lettura riportate a fine testo che però, forse, sarebbe meglio leggere ancor prima dell’articolo stesso. Lascio a chi legge la scelta.]

Assorbire (Disseminare il terreno)

social_media_bombardment

Sono diversi i modi in cui la persona assorbe informazioni: esperienza diretta, passaparola, letture ed diverse forme di comunicazione mediatica. Quasi non ci si rende conto della mostruosa quantità di informazioni che si riceve giornalmente anche senza volerlo: le informazioni sono talmente tante e superficiali (il titolo di una notizia, un tweet, una frase sentita di sfuggita, una scritta su un muro, la foto su un cartellone ecc.) da rendere impossibile analizzarle una ad una.

MESSAGGI INDIRETTI – La maggior parte di queste informazioni sono effimere e presto dimenticate mentre alcune vengon ripetute così spesso da fissarsi nella memoria. Alcune hanno un senso palesemente manifesto ma (…e qui va fatta grande attenzione…) la maggior parte riesce a trasmettere concetti in maniera quasi invisibile. Per ironia spesso son proprio le informazioni più effimere a lasciare nella memoria messaggi sottintesi che per disinteresse, fretta o pigrizia, vengono assorbite senza essere analizzate bene.

Ad esempio, se in un telegiornale viene proposta una successione di tre notizie: (1) un omicidio in periferia, (2) una non-notizia sui parchi pubblici in cui vengon mostrati barboni ed extracomunitari e (3) la cronaca di una tentata violenza carnale, poco importa che il servizio centrale non abbia accennato a crimini o insicurezza perché comunque lo spettatore registrerà emotivamente l’accostamento parchi&violenza e lo ricorderà anche quando avrà non si ricorderà più le tre notizie che gli hanno trasmesso il concetto “i parchi non sono sicuri“. Un’altro esempio può esser quello della persona che é razzista perché é cresciuto circondato da razzisti ma che sotto-sotto non conosce davvero l’origine né le motivazioni del suo razzismo. 

“BOMBE EMOZIONALI” – Il nocciolo di questi concetti é sempre di tipo istintivo-emotivo e s’aggancia a  insicurezze, paure, speranze, substrati culturali più o meno sottaciuti , così come a pregiudizi e preconcetti sviluppati in precedenza. Poco importa qui se il concetto é supportato dai fatti, percorsi logici o studi scientifici: se l’aggancio é di natura emotiva, i fatti passano in secondo piano. Un’immagine emozionante, una frase ad effetto, la foto di una persona benvoluta, l’ identificazione di un nemico altrimenti invisibile, l’alimentare la speranza, il coalizzare contro un nemico. Tutte queste cose possono essere usate come bombe emozionali usate per trasmettere concetti in maniera strisciante. 

FILTRIAMO IN MODO APPROSSIMATO – Vista l’impossibilità fisiologica del soffermarsi ad analizzare ogni singolo brandello d’informazione cui é sottoposta, la persona possiede un proprio meccanismo interno che si occupa di filtrare le informazioni, fornirne la chiave di lettura ed effettuare collegamenti mentali tra le stesse. Questo meccanismo non é né rigido né omogeneo, ma cambia in base alla persona, alle sue esperienze ed al suo sviluppo intellettuale, fisico ed emotivo. Va da sé che più completa sarà la vitalità intellettuale ed emotiva della persona, migliore sarà la competenza e raffinatezza di tale meccanismo.

Vi é moltissimo da dire riguardo ai meccanismi di lettura ed interpretazione delle informazioni ma non é possibile esporre qui tutto quel che c’é da dire in proposito. Basterà sapere che dinnanzi ad informazioni  troppo complesse la reazione istintiva consiste nel semplificare l’informazione adattandola al proprio meccanismo interpretativo. Ciò accade perché la seconda opzione richiede maggior tempo e sforzo poiché consiste nell’interrogarsi sulla propria comprensione dell’informazione, studiarla, fare ricerche, cambiare punto di vista e superare le proprie emozioni. Si tratta di uno sforzo immane che non tuoni sanno, vogliono o possono affrontare.

Va da sé che ogni persona, colta o ignorante, stupida o intelligente che sia, essendo bombardata di informazioni d’ogni tipo deve quotidianamente filtrare e semplificare ciò che non ha il tempo, l’interesse o le capacità di studiare. Ciò fa sì che qualunque persona possa essere terreno fertile di concetti illogici e pregiudiziali anche se in modi e forme diverse.

EMOZIONE BATTE INTELLETTO – Si ritorna quindi a quelle bombe emozionali che rappresentano il più efficace mezzo di diffusione di concetti emozionali poiché contengono sempre in sé messaggi non espliciti e riescono a prevaricare facilmente la logica razionale.  Nessuno ne é immune. Ne vediamo alcuni esempi facilmente comprensibili nel senso di valore aggiunto cui vengono investiti alcuni prodotti commerciali o nei titoli dei giornali. L’aspetto ironico é che la persona si convince che i messaggi emozionali che ha assorbito non siano affatto ciò che sono, ma frutto di un ragionamento autonomo! Emozione che si sostituisce all’intelletto e diventa convinzione emozionale.

Interessarsi (Instillare)

mormon

Informazioni forti in emotività ma intellettualmente scarse, incomplete o incongruenti accendono l’interesse della persona ma questa sente che non le forniscono risposte adeguate. Questo bisogno di risposte potrebbe incrociarsi con un oggetto che promette di fornirle. Tale oggetto può essere una certa forma di pensiero e/o un gruppo sociale (una religione, una filosofia di vita, un credo politico, uno stile di vita, una scuola di pensiero; a livello minore)

Ci si avvicina all’oggetto nelle maniere più disparate, a seconda della propria storia personale ed alla natura dell’oggetto:

– curiosità (tutti parlano dell’oggetto)
– vicinanza fisiologica (tanti i miei amici/parenti seguono l’oggetto)
– vicinanza intellettuale (i concetti dell’oggetto porrebbero essere vicini ai miei)
– vicinanza emozionale (l’oggetto sente le cose come me)
– appagamento (l’oggetto potrebbe fare cose buone)
– desiderio (l’oggetto potrebbe aiutare me)

Non é detto che si tratti di amore a prima vista poiché in certi casi la fase dell’interessamento può durare molto a lungo. Di certo però l’incontro con l’oggetto non lascia la persona del tutto indifferente poiché questi incanala e fornisce autorità ad alcune delle convinzioni emozionali che la persona ha in sé.

In questa fase la persona inizia ad interessarsi all’oggetto, documentarsi e studiarlo. Qui s’incontra probabilmente il passaggio più importante del processo: se la fase di interessamento é critica ed analitica la persona si farà un’immagine più chiara e completa dell’oggetto, dei concetti che tratta e dei suoi punti di criticità; se invece la fase di interessamento procede per simpatia emozionale la persona si lascerà trasportare e non farà altro che rafforzare acriticamente le proprie convinzioni più profonde ma convincendosi del contrario.

Compiacersi e convincersi (Attecchire e Consolidare)

superkid

La fase del convincimento é al tempo stesso una fase di compiacimento anche se il tipo piacere derivante dall’oggetto non é sempre chiaro ed immediato. Un esempio su tutti: non é immediato comprendere quale sarebbe il tipo di compiacimento che troverebbero coloro che difendono complicate teorie del complotto o che spendono la vita per movimenti alternativi dalle regole particolarmente castranti. Tuttavia appare chiaro che anche il più assurdo e restrittivo gruppo sociale appaga i bisogni di chi li sostiene:

  • fornendo una lettura semplificata del mondo
  • alimentando la speranza
  • dando importanza alla persona

L’assurdità qui diventa evidente grazie agli ammortizzatori utilizzati per adattare l’oggetto alla realtà, soprattutto se quest’oggetto é particolarmente strampalato come ad esempio le teorie del complotto sull’assassinio Kennedy: chi segue tali teorie arriva ad immaginarsi trame estremamente complesse che avrebbero richiesto la partecipazione congiunta di centinaia se non addirittura migliaia di persone in cui ogni evento si sarebbe svolto sul filo di rasoio con enormi probabilità di fallimento a cui sarebbero seguiti progetti di depistaggio cinquantennali in cui troverebbero spazio Mafia, Cia, dissidenti cubani, malavitosi da quattro soldi, alte sfere del Pentagono, l’esercito americano, prostitute e straccioni. Eppure queste trame aggrovigliate senza capo né coda contengono nel loro nocciolo un messaggio estremamente semplifice e positivo: “Noi siamo i buoni, Kennedy era dei nostri mentre il male é rappresentato dalla destra / i repubblicani / la mafia / la Cia / l’esercito ecc.”. Questo é il vero messaggio trasmesso dalla teoria del complotto sull’assassinio Kennedy. Questo é il concetto cui i complottisti sono legati attraverso l’oggettoteoria del complotto sull’assassinio Kennedy”  e difendendo l’oggetto, in realtà, difendono il concetto. Non importa che per continuare a far stare in piedi quella che é stata più volte dimostrata essere una panzana pazzesca debbano continuare ad aggiungere tasselli su tasselli, dettagli su dettagli, supposizioni su supposizioni: questi sono solo elementi utili ad ammortizzare la distanza dalla realtà ed a far reggere quel castello di carte che altro non é l’oggetto.

Qui é importante che il principio di autorità dell’oggetto sia rispettato: la persona deve percepire che l’oggetto é importante. Ma gioca un’importanza ancor più fondamentale il problema del riuscire a filtrare i segnali dal mondo visti nella prima fase: l’oggetto si pone come IL FILTRO GIUSTO, come l’unica corretta chiave di lettura della realtà (sia essa nel suo insieme o relativa ad un campo specifico). L’oggetto, qualunque sia la sua natura, é sempre una visione semplificata della realtà ma che viene inteso dai suoi seguaci come risposta piena ed univoca ad ogni loro dubbio. Poco importa che non tutte le domande trovino risposta, poiché chi si affida emotivamente all’oggetto ritiene che in qualche maniera la risposta salterà fuori dall’oggetto stesso, forse, prima o poi.

La persona che ha trovato nell’oggetto un mezzo per incanalare le proprie convinzioni emozionali si sente autorizzato a non compiere alcuno sforzo per superarle  perché l’oggetto stesso eleva proprio le convinzioni emozionali a realtà, e lo fa continuando a riproporre le stesse bombe emozionali ma dall’aspetto sempre nuovo: non serve avere argomenti per controbattere l’avversario – basta prenderlo in giro ingigantendo questioni minori o deriderlo per il suo aspetto fisico; é ovvio credere all’esistenza degli ufo – le “scottanti rivelazioni” aumentano ogni settimana; non si può dubitare che la nostra religione sia l’unica speranza – se sempre più persone ci attaccano significa che il demonio si sta rafforzando.

Epurarsi (Chiudere)

autocensura

Una volta che la persona si é convinta della validità dell’oggetto illudendosi in maniera definitiva che la propria logica sull’argomento in questione sia separata dall’emotività, può iniziare una fase di censura ed autocensura atta a far tacere le voci contrarie. La persona inizia a percepire come contrari a sé tutti coloro che si oppongono all’oggetto ed a considerare sbagliata qualunque cosa sia anche solo minimamente attribuibile a questi ultimi. Se la persona giunge al punto di non voler ascoltare opinioni divergenti per partito preso é chiaro che é troppo coinvolta emotivamente nell’oggetto e che ha eretto un muro il cui scopo é isolarla da ciò che potrebbe interrompere l’appagamento emozionale che ne ottiene. La persona trova sicurezze nell’oggetto e percepisce affinità con i suoi concetti ed i suoi valori: minare queste certezze é ritenuto inammissibile.
Esistono tuttavia alcune valvole di sfogo fittizie, degli aspetti dell’oggetto che in qualche modo la persona critica: queste osservazioni vengono esaltate e vissute dalla persona come manifestazioni di obiettività mentre in realtà sono solo critiche di importanza secondaria che deviano dalle argomentazioni principali e proprio nel loro essere esaltate dalla persona (“Io non sono schiavo dell’oggetto, difatti contesto…”) fungono a loro volta da ammortizzatore.

Tifare (Ottener Venerazione)

onda1

Infine la persona giunge al tifo, al prendere posizione univoca senza manifestare tentennamenti, anche solo apparentemente, al difendere anche ciò che sa esser indifendibile perché “o con noi o contro di noi”; arriva a “donare il cuore alla causa” e si lascia sopraffare per “motivi più alti”. Si sente investita da un senso d’importanza: “lotto per il bene”, “so di esser nel giusto”, “ho visto la verità”, “ho speranza”, “difendo la tradizione”, “onore e gloria”, “lo vuole il partito”. Sottace i propri dubbi perché “L’oggetto risponderà al meglio ai miei dubbi; d’altronde l’ha già fatto con tanti altri, no?”.
Giunti a questa fase ciò che é visto come “altro” é apertamente considerato un nemico da attaccare e/o convertire. Si giunge così facilmente al tifo fideistico fino ad arrivare alla schiavitù volontaria, sopprimendo quel dialogo che é l’inizio d’ogni cosa.

Leggendo questo articolo probabilmente sarà venuto alla mente una persona, o un tipo di persona, che ben conosciamo, sia esso un rappresentante di una tendenza politica avversa, di un diverso credo religioso, di una corrente di pensiero distante o altro ancora. Più utile ed interessante é invece rivolgere su di sé le stesse osservazioni: alcuni di quelli che ritengo essere miei pensieri/convinzioni/valori non sono in realtà degli “oggetti” cui mi affido? Mi sono mai fermato a valutarne la validità? I miei metri di valutazione sono adeguati? Conosco davvero le idee di chi la pensa diversamente da me? I miei ragionamenti sono schiavi dell’istinto e dell’emozione? Quanto sono radicati i miei pregiudizi? Ho paura a muovermi con le mie gambe?

NOTE AL TESTO:

  • Quest’articolo divide in fasi quello che può essere a grandi linee essere il modello di sviluppo di queste forme di schiavitù emozionale. Nella realtà queste fasi non sono ben delineate e non vi é una successione temporale tanto netta ma vi é uno sviluppo sovrapposto in cui si accavallano le une alle altre.
  • La divisione fra intelletto ed emozione usata nell’articolo non é così definita nella realtà e perciò anche affermare che vi siano conflitti tra intelletto ed emozione é una semplificazione. Semplicemente, nella vita reale, ora prevale l’uno, ora l’altro.
  • L’articolo potrebbe apparire come una ferma condanna del pensiero emotivo; ben lungi da questo, in realtà si vuole solo evidenziare quanto un mancato equilibrio tra intelletto ed emozione tende il più delle volte a far prevalere quest’ultimo con tragici risultati.
  • Laddove si parla di assorbire informazioni si lascia intendere che si tratti di un processo tendenzialmente passivo: in realtà la persona ha un ruolo molto attivo nell’acquisire informazioni ma ciò é stato tralasciato per semplificazione.
  • L’articolo tratta solamente i casi di concetti esterni assorbiti per via puramente emotiva che, per quanto frequenti, fortunatamente non rappresentano l’unica forma di sviluppo e diffusione del pensiero!
  • Va anche detto che se anche l’articolo semplifica parlando di singolo concetto e singolo oggetto, ovviamente sia i concetti che gli oggetti che una persona accoglie sono più d’uno contemporaneamente (non raramente contraddittori gli uni con gli altri).
  • Non é certo detto che il messaggio trasmesso da una “bomba emozionale” debba essere per forza negativo e nemmeno che accogliere un messaggio emozionale sia male, ma se la persona accoglie il messaggio emozionale senza poi portare avanti un’analisi intellettuale questo si, potrebbe portare a problemi futuri.
  • La definizione di schiavitù emozionale non mi convince del tutto poiché essendo riduttiva e parziale potrebbe restringere l’attenzione di chi legge solo su determinati casi specifici. Altri termini validi potrebbero essere dipendenza emotiva, asservimento interpretativo, accettazione incondizionata, obbedienza volontaria o interpretazione esternalizzata.
  • É possibile che dopo un primo approccio emozionale all’oggetto si passi ad un atteggiamento più ragionato e maturo verso lo stesso (penso al caso dell’adolescente che, crescendo, raffina la sua relazione con esso). L’importante, qui, é ribadire come fermarsi all’approccio puramente emotivo non basti.
  • Non sono uno psicologo né ho la pretesa d’esserlo: l’articolo, come tutto il blog, riporta solo idee e pensieri personali e pertanto non va considerato uno studio scientifico né é possibile attribuirgli valore medico.
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