Paninaro. Denudado.

PN

Qualche giorno fa sullo spagnolo Jot Down Magazine é stato pubblicato l’articolo Paninaro: una revolución consumista. che tratta ovviamente dell’omonimo “movimento” italiano anni’80.  Articolo perfetto nel raccontarne storia ed estetica, ma forse un po timido nel mettere a nudo il nocciolo della questione. Impossibile trattenersi dal riempire tale vuoto:

– l’articolo é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale-
[Sorry, I don’t speak Spanish] 
Italy here! Just some observations
1) ALL the (ex?) paninari will say that they didn’t have any social/political/ethical idea just because “we were young and only interested about fun and fashion”
2) ALL the (ex?) paninari grown up developing right-wing sympathy
3) The paninari were openly racist against people from southern Italy (calling them “terroni”: southern douchebag), against every kind of left-ish movement (calling them “china”: chinese communist) and people with un-fashioned clothing and lower economic opportunities (calling them “truzzi”: roughs). If you can read italian language you will easily recognize these features in all the paninari-comicbooks [one example here: http://docmanhattan.blogspot.it/2011/03/ledonismo-violento-dei-fumetti-del.html ] where usually a cool, rich and stylish north-italian guy, subdues and humiliates some south-italian Carabiniere or a bunch of un-fashioned socialists (both portrayed as idiotic losers and cheaters) and ends up conquering a beautiful easy girl.
4) The paninaro style came up in couple of posh High-Schools in Milano, but the media seized it immediately, shaping it trough commercial advertising
5) It’s quite impossible to separate the “paninaro” movement/style/fashion from the commercial brands with which is linked. If you remove Moncler, El Charro, Timberland, Burghy and so on, what remains are only class discrimination and racism. The fact that many (ex?) paninaro still refuse to admit it is because of hypocrisy or because they are still unaware of their true nature.
breaders

Manca però un sesto punto che parli del cosiddetto “disimpegno” dei paninari. Gli anni ’80 vengono raccontati come un decennio che cercò di scrollarsi di dosso le brutture degli anni di piombo con una “botta di vita” ma é particolarmente evidente come questo “scrollarsi di dosso” (ed i paninari sono un’ottima rappresentazione di QUESTO aspetto di quegli anni) non fu affatto un superamento delle tensioni sociali, economiche ed ideologiche che caratterizzarono il decennio precedente, bensì un generale “volgersi da un’altra parte”.

Ubriacarsi per dimenticare / Ballare per non pensare Se vi fu una condanna del decennio precedente fu meramente una condanna “estetica” e non etica: si condannarono genericamente gli eccessi ma senza affrontare le questioni di base.

Bandiera bianca: ognuno resti nella propria trincea e tiriamo fuori il vino!

QUEGLI anni ’80, gli anni ’80 dei paninari, son stati anni mascherati da day-after party: ai primi accenni di doposbornia dal decennio precedente si é semplicemente voluti passati ad un diverso tipo di ubriacatura che ha mascherato i sintomi esteriori negativi pur continuando ad alimentare ciò che li aveva causati.

RACCONTARSELA che un cambio di stile sia segno di un cambio di natura é il tratto tipico di chi non vuole fare i conti con la storia e vuole/deve celare agli altri (e magari pure a sé stesso) proprio quella natura che non affronta apertamente.

Non disimpegno, quindi, ma ipocrisia e conformismo, (mal)celati attraverso l’originalità di una codificazione estetica che ironicamente si rivela cartina al tornasole dei tratti essenziali (elitismo, classismo, razzismo, snobismo) da cui se ne comprende facilmente l’etica sottostante.

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