#Ursino e la strana aggressione

Nella sera del 20 febbraio 2018 il leader palermitano di Forza Nuova viene aggredito in pieno centro. Nel giro di pochissimi minuti l’aggressione viene rivendicata da qualcuno che ci tiene sia a restare anonimo che ad attribuire le responsabilità agli antifascisti palermitani. Manco il tempo di dirlo che ovviamente scattano perquisizioni, fermi, reazioni esagitate sui social, richieste di condanna ecc.

Certo però che a guardarla bene questa storia é strana. Ma strana proprio…

( post in aggiornamento – ultimo aggiornamento 2018-02-26 21:02)

IL LUOGO E L’ORA

Martedì 20 Febbraio 2018. Palermo centro. Via Dante, tra piazza Lolli e piazza Virgilio. A pochissima distanza dalla sede di FN in via Villa Florio, dalla sede di CasaPound in Cortile Barcellona e dal negozio di tatuaggi in via Marconi appartenente allo stesso Ursino. Siamo dunque in una zona della città che Ursino e gli altri membri di Forza Nuova frequentano abitualmente. Viale principale del quartiere, marciapiedi su ambo i lati. Il luogo dell’aggressione é ad una ventina di metri dalla fermata dell’autobus dove ne passa uno ogni 20 minuti. Ci sono negozi aperti, gente che passa, decine di telecamere in tutta la zona. Una telecamera é proprio sopra al portone davanti al quale si é svolta l’aggressione. Ci sono forze dell’ordine in servizio nella zona. E’una via centrale, trafficata e frequentata: per niente adatta per un’aggressione del genere poiché troppi elementi giocano contro.

MASSIMO URSINO

Massimiliano (“Massimo”) Ursino, quarantenne, é il leader palermitano di Forza Nuova e titolare di un negozio di tatuaggi. E’ di corporatura massiccia, si addestra abitualmente a boxe e negli anni passati ha già dimostrato di essere uno capace a combattere. Nel giugno 2005 assieme ad altri due, aggrediva in via Candelai un uomo originario della Nigeria ed uno originario di Siracusa. Nel 2006 assieme ad altri due militanti di FN ha picchiato due uomini del Bangladesh dopo averli rapinati. Nel 2008 Spedisce a diversi giornali dei pacchi contenenti bambole sporcate con sangue ed interiora di animali per una campagna antiabortista di FN
Sembra inoltre sia stato arrestato anche nel 2011 per un aggressione avvenuta nel 2009 in cui 15 persone avrebbero malmenato con dei bastoni cinque ragazzi originari del Pakistan. Successivamente ha preso parte alle “ronde per la difesa popolare“.

ANTEFATTI

Nel 2017 qualcuno ha tentato di dare fuoco alla porta d’ingresso del negozio di tatuaggi di Ursino.

Il 24 febbraio si svolgerà in diverse città italiane la manifestazione Mai più fascismi – Mai più razzismi che segue a brevissima distanza quella di Macerata. Lo stesso giorno sempre a Palermo é atteso in città un comizio di Roberto Fiore, leader di FN. Diverse associazioni antifasciste ne chiedono l’annullamento.

Qualche giorno prima del 20 febbraio qualcuno sembra tenti nuovamente di dar fuoco al negozio di Ursino (?)

Nel pomeriggio del giorno dell’aggressione FN aveva inviato un comunicato in risposta alla richiesta di annullamento del comizio chiesto delle associazioni antifasciste. Nel comunicato FN denuncia un aumento della tensione.

MOVIMENTI FASCISTI ED ANTIFASCISTI A PALERMO ED IN SICILIA

A Palermo i movimenti fascisti sono di fatto minoritari ed hanno uno spazio d’azione limitato perché fortemente contrastato dalle associazioni antifasciste. A riprova di ciò anche la mappa delle aggressioni fasciste redatta da Infoantifa Ecn riporta solo un’unico evento di aggressione fascista, avvenuto ad Enna quattro giorni prima. Le tensioni tra fascisti ed antifascisti di Palermo risultano tutto sommato minime se paragonate con altre realtà italiane.

GLI AGGRESSORI

Desumendo da testimonianze riportate dai giornali ed il video (vedi sotto), gli aggressori erano tra un minimo di cinque ed un massimo di otto, compresa una ragazza che ha filmato almeno parte della scena. Vestiti con abiti scuri (felpe nere?), sciarpe scure attorno al viso, cappelli di lana, jeans e sneakers.

I TEMPI STRETTISSIMI

18:50 Massimo Ursino condivide su Facebook questo post. Ciò avviene pochi minuti prima dell’aggressione.

18:5x Ursino fa la spesa in un supermercato di via Dante.

18:5x (?) Ursino viene aggredito all’uscita del supermercato, ancora col sacchetto della spesa in mano.
Una testimone presente durante i fatti ha descritto sette-otto persone di cui due intente a bloccare la testa di Ursino, una a riprendere la scena (la ragazza) e le altre a dargli calci.
Una ragazza presente sul luogo urla contro gli aggressori. La testimone cerca di attirare l’attenzione degli altri passanti suonando il clacson della propria macchina. Negli immediati paraggi c’é una guardia giurata. Con diverse persone che assistono alla scena, gli aggressori si guardano un po in giro e decidono di allontanarsi a passo veloce in direzione del Politeama.

19:xx Ursino si rialza, si siede sul marciapiede e dice alla testimone “mi stavano seguendo da un po”. Alcuni passanti portano dell’acqua. Qualcuno allerta i soccorsi.

19:xx Ursino viene trasportato all’ospedale Civico

19:xx Viene inviata a diversi giornali una mail contenente un breve filmato di una colluttazione ed un testo di rivendicazione

19:26 PalermoToday é la prima testata giornalistica a dare notizia di quanto avvenuto con questo articolo. L’articolo contiene la rivendicazione e dice che Ursino é già stato trasportato all’ospedale Civico.

xx:xx Roberto Fiore é a Roma negli studi Rai per registrare un intervento concordato precedentemente e che andrà in onda in tarda serata a Porta a porta. Il suo intervento si incentra sui fatti di Palermo.

xx:xx La polizia perquisisce immediatamente lo studentato occupato Malarazza di via Cavour (a due passi dalla prefettura)

xx:xx La polizia perquisisce le abitazioni di 6 antifascisti (quattro ragazzi e due ragazze)

23:30 A Roma una trentina di militanti di FN tenta di irrompere negli studi di La7 per intervenire in diretta.

23:40 Su RaiUno va in onda Porta a porta con l’intervento di Roberto Fiore registrato poche ore prima. (clip parziale)

Insomma: nell’arco di pochissimi minuti Ursino viene immobilizzato, pestato, filmato, soccorso e portato all’ospedale. Sempre nel giro di pochissimi minuti gli assalitori si allontanano, scrivono la rivendicazione (o perlomeno fanno l’ultimo editing su un testo preparato in precedenza), scaricato il video (e, si dovrebbe presumere, controllato per assicurarsi non mostrasse troppo), inviati per mail alle redazioni. Le redazioni, PalermoToday in primis, a loro volta leggono, verificano (anche qui si dovrebbe presumere che perlomeno una telefonata sia stata fatta, giusto per assicurarsi che mail e video fossero effettivamente ciò che dicevano di essere) scrivono e pubblicano gli articoli. Tutto questo poco prima che a Roma Roberto Fiore inizi a registrare il suo intervento per “Porta a porta”. Considerando almeno cinque minuti di pestaggio, tutto quel che ne é seguito, dalla fuga degli assalitori alla pubblicazione del primo articolo, dovrebbe essere avvenuto in meno di 26 minuti. Tempi plausibili ma decisamente stretti.

LE MODALITA’

L’aggressione ha la modalità dell’agguato squadrista organizzato e premeditato: vittima assalita da diverse persone che la malmenano ed umiliano pubblicamente
Dalle cinque alle otto persone devono essersi aggirate per via Dante per avvicinarsi ad Ursino. Se fossero state tutte a viso coperto avrebbero certo destato sospetti e dunque si può presumere che almeno la fase dell’avvicinamento si sia svolta a volto scoperto per cui potrebbero esser riconosciuti da passanti ed immortalati dalle videocamere che si trovano nella via. Allo stesso modo anche nella fase di allontanamento é probabile si siano mossi a volto scoperto.

Va osservato che per agire così in centro città, immobilizzare in pochissimi istanti ed a mani nude una persona robusta ed abituata a lottare come Ursino, picchiarla ed andarsene via certi di non essere visti, ripresi o identificati é necessario un gruppo di persone dal sangue freddo e pronte allo scontro fisico.

Da uno come Ursino ci si aspetterebbe che ad un attacco fisico reagisca tirando calci e pugni ai suoi assalitori e dunque si presume che questi abbiano riportato anch’essi qualche contusione.

Dalle testimonianze non si parla di alcun tipo di arma o oggetto usato nell’aggressione. Se gli assalitori han agito a mani nude ci si può dunque chiedere se almeno alcuni di questi avessero già una qualche esperienza di lotta tale da poter atterrare un tipo corpulento e ben capace di darle di ritorno. Magari persone che frequentano palestre di lotta?

I partecipanti di una simile aggressione organizzata, considerando gli alti rischi dell’operare in pieno centro ed esser riconosciuti, si presuppone abbiano pensato già in fase di pianificazione dell’assalto di procurarsi degli alibi decenti.

ALCUNE DICHIARAZIONI FATTE NELL’IMMEDIATEZZA

Giuseppe Provenzale, militante FN dichiara “Sappiamo tutti chi può essere stato. E lo sa anche il sindaco Orlando”

Forza Nuova Palermo dichiara “sappiamo chi é stato, adesso guerra sia” e che non farà “nessuna denuncia contro uomini a volto coperto”, il che suona ben strano in quanto la denuncia parte d’ufficio per questo tipo di reato.
Appare assai più curioso curioso se si tien pure conto che il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, non é nuovo a ricevere denuncie per violenza (ben 240 in cinque anni) ed a sua volta non ci pensa su due olte a muoversi legalmente contro chicchessia per ogni qual genere di motivo.

UNA STRANA RIVENDICAZIONE

Il testo viene riportato editato da diverse testate:

“A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale, Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. E’ stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilita’ di fuggire. Chi afferma che esista una “minaccia fascista”, a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi”.

“Questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.

Innanzitutto colpisce la mancanza di una sigla di rivendicazione, il che riporta immediatamente alla memoria altre misteriose azioni violente avvenute in Italia negli anni passati. Dopodiché sono diversi gli elementi che non suonano per niente come espressioni di qualcuno che dovrebbe appartenente al mondo antifascista.

Il tono machista: colpito in modo esemplare / dovrà ricredersi / uomini di poco conto / si sgretolano in men che non si dica / i colpi ben assestati dall’antifascismo /

Le incertezze grammaticali: fare di razzismo e discriminazioni la costruzione dell’identità / che evocano, forse /

Il pensiero guerriero: non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! / fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera /
(Il testo descrive come un male l’uso di razzismo e discriminazioni nella costruzione di un’identità. Si badi bene: non critica il fatto che un’identità venga “costruita” al pari di un “manifesto politico”. In sostanza chi scrive dichiara di considerare normale il costruire artificiosamente un manifesto politico che sia al tempo stesso elemento identitario; semmai critica ciò che é stato usato per costruirlo ma non l’identificazione del manifesto stesso come identità costruita. Non é possibile immaginare un’affermazione maggiormente di destra)

Tic linguistici tipicamente fascisti: protagonisti del forzanovismo / violenti nelle immagini che evocano, forse /
(Forzanovismo é un termine che si usa perlopiù negli ambienti di destra e tra le forze armate, ma é estremamente raro vederlo usato così, in abbinamento a “protagonismo”, in ambienti antifascisti. Il richiamo ad “immagini che evocano” lasciato irrisolto se non per una “violenza” che viene sbeffeggiata con quel “forse” sono entrambi forti indicatori di pensiero di destra.

Alternanza grande/piccolo:sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore / Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive”
(Prima dice che in città c’é QUALCUNO che ha la forza di combattere i fascisti e poi dice che TUTTA la città é antifascista nelle pratiche e nella quotidianità. L’alternanza grande/piccolo é un altro elemento ricorrente nella narrativa fascista)

IL VIDEO CHE NON MOSTRA GRANCHE’

Il video dura 43 secondi.  La risoluzione é estremamente scarsa e le immagini sono assai confuse. Inquadratura mossa, buio serale, abbigliamenti scuri rendono ancor più arduo capire i dettagli (la versione qui proposta é stata leggermente schiarita rispetto all’originale per renderlo più comprensibile). S’intuisce che v’é un uomo a terra circondato da altri che gli sono sopra. L’uomo urla ma dal suono sembra abbia la bocca bloccata da qualcosa (si saprà poi dai giornali trattarsi di nastro adesivo da pacchi).
Una voce femminile, probabilmente appartenente a chi sta filmando, sembra rivolgersi a dei passanti con cui interagisce ma che non udiamo. Dice: “Hehe, Dai che lo conosciamo! Non é successo niente” “A posto, niente, é uno scherzo” come per rassicurarli.
Poi si sente una voce maschile che sembra essere di uno degli aggressori rivolto all’uomo a terra: “Dici che cercavi a’mmé? A’mmé [inintelleggibile. presumibilmente “che mi cercavi”]”
A distanza qualcuno sembra parlare agli aggressori. L’unica voce intelleggibile é una voce femminile che urla con forza “coglioni!”.
Uno degli aggressori dice “Dai, dai, su” rivolto all’aggredito o ai complici.
Dopodiché il filmato termina bruscamente.

Il filmato in sostanza mostra l’immobilizzazione di Ursino ed i suoi lamenti. Per tutta la durata si sente il rumore di nastro adesivo e le urla smorzate dell’uomo a terra. Gli aggressori attivi sembrerebbero essere 5, considerando solo quelli inquadrati, a cui va aggiunto chi filma ed eventuali altri non intenti ad immobilizzare Ursino e dunque non inquadrati.

LE PROVE (?)

Nelle perquisizioni effettuate la sera stessa la polizia dichiara di aver rinvenuto delle mazze (che però non sembra abbiano a che vedere con l’aggressione),  degli “indumenti sospetti” (ma non si capisce bene in che senso siano “sospetti”)

I TESTIMONI

I proprietari del supermercato in cui Ursino fece la spesa attimi prima.

Le donne che hanno fermato la macchina e suonato il clacson per attirare l’attenzione.

LE VIDEOCAMERE DI SORVEGLIANZA

Diversi quotidiani hanno riportato che le riprese delle videocamere di sorveglianza sono state fondamentali per identificare gli aggressori. Tuttavia l’avvocato dei ragazzi fermati dirà che i suoi assistiti sono stati “identificati” dal video inviato ai giornali (e ciò risulta alquanto improbabile.) e da riprese delle telecamere di sorveglianza che a loro volta risulterebbero di difficile lettura: “I frame estratti dalla riprese delle videocamere della zona non sono chiari. Sono bui e ripresi dall’alto e non è per nulla chiaro chi ritraggano. Comunque nomineremo un perito per farli visionare”

L’EMAIL

Video e rivendicazione sono stati mandati alle redazioni via email. E’dunque lecito supporre venga svolta un’indagine per identificare il dispositivo da cui é stata inviata.

IL GIORNO SUCCESSIVO

Massimo Ursino viene dimesso in mattinata (se ne da notizia già alle 7:40). I giornali dicono con una prognosi di 20 giorni (solo il giorno dopo sarà reso noto che si tratta di un’esagerazione: in realtà le ferite di Ursino sono talmente lievi che dall’ospedale viene rimandato al medico curante che gli consiglia cinque giorni di riposo).

In mattinata vengono dichiarati in stato di fermo due degli antifascisti interrogati la sera prima. L’accusa avanzata dal PM Ennio Patrigni é di tentato omicidio aggravato: Gianmarco “Giovanni” Codraro (26) e Carlo Mancuso (28). Altri quattro, tre ragazzi e una ragazza, sono stati denunciati a piede libero, nei confronti dei quali non si sarebbero trovati indizi tali da richiederne il fermo. oltre ad altri due che sono ricercati in quanto irreperibili.

L’avvocato dei due fermati, Giorgio Bisagna, dichiara che l’imputazione é “spropositata e palesemente insussistente”.

Ci sono altri quattro indagati (tra cui una ragazza)

I media interrogano Giorgio Martinico, portavoce del centro sociale Anomalia, il quale esprime alcuni dubbidichiara“Non conosciamo ancora l’esito dei fermi. Pare si voglia pescare un po’ nel mucchio per dare subito delle risposte. Ma vogliamo chiarire fin da subito che chiunque siano i ragazzi fermati avranno il nostro sostegno, anche legale”.

I DUE FERMATI

Gianmarco Codraro e Carlo Mancuso vengono così decritti da Meridionews:

Codraro e Mancuso sono militanti dei centri sociali. Gravitano da anni attorno agli spazi occupati della città: Anomalia, che da cinque anni vive all’interno del quartiere Borgo Vecchio in uno spazio comunale; l’Ex Karcere, in via san Basilio (a metà tra Via Maqueda e via Roma, all’Olivella) in quella che era una scuola abbandonata; lo studentato Malarazza, vale a dire l’ex istituto per sordomuti in via Cavour, proprio a fianco della prefettura. Da ieri le bacheche FB degli attivisti e dei simpatizzanti sono un continuo appello: «Libertà per gli antifascisti. Carlo e Gianmarco liberi».

Carlo è un attivista per la questione abitativa in città mentre Gianmarco fa parte dello studentato occupato Malarazza ed è impegnato nella politica universitaria. Entrambi hanno già precedenti giudiziari. Mancuso è a processo, insieme ad altri 123 attivisti No Muos, per le manifestazioni contro la base militare americana di Niscemi. Mentre Codraro è stato arrestato nel 2015 per una manifestazione contro Casapound che si era tenuta a Cremona. Anche in quel caso era scattata la solidarietà in città, con parecchie scritte sui muri che chiedevano «Gianmarco libero». Codraro è stato poi assolto.

LA NARRAZIONE MEDIATICA

Come già visto i primi articoli arrivano la sera stessa già a pochissimi minuti dal fatto, ma é soprattutto il giorno successivo che esplode la “furia mediatica”. I quotidiani si scatenano fra descrizioni granguignolesche che riprendono il “massacrato sette contro uno” postato da Fiore sulla propria bacheca Facebook. Si va dal “lasciato esanime in un lago di sangue” del Corriere della Sera  al “Gli hanno spaccato la testa” di Libero, all’agiografia vittimista di Ursino da parte de Il Giornale, all’isolamento delle opinioni più caute e dubbiose da parte di Repubblica.

I media mainstream si limitano a riportare ciò che viene loro comunicato senza mai porre dubbi sulla narrazione degli eventi; non s’interrogano sulle stranezze dell’aggressione né su quelle della “rivendicazione” priva di sigle e dal testo quantomeno sospetto, ma anzi, come visto ci mettono anche una certa dose di fantasia nell’esagerare le condizioni di Ursino. Pure la “prognosi di 20 giorni” viene riportata subito come un qualcosa di certo. Nessuno s’interroga sull’assenza di foto di Ursino (assenza che permette di descriverne liberamente le condizioni). Non c’é nessuno che fotografi Ursino all’uscita dall’ospedale (ma al contrario, non manca il video che mostra i ragazzi fermati). Nessuno pone questioni sulla rapidità con cui la polizia sarebbe giunta ad identificare le persone fermate e su quali siano le prove a loro carico. Nessuno si chiede perché viene subito annunciato da Forza Nuova che non denuncerà l’aggressione.

Come prevedibile da destra si scatenano accuse generiche contro antifascisti, centri sociali, la Boldrini ecc. A sinistra le reazioni vanno dalla condanna del gesto allo scherno per “il picchiatore che per una volta é nella parte di quello che le prende”.
I politici mediaticamente più noti di qualsiasi schieramento condannano subito l’aggressione senza mai mettere in dubbio la narrazione dei fatti, ossia dando per già confermato che gli aggressori appartengano effettivamente all’area antifascista così come indicato dalla “rivendicazione” e dai fermi di polizia.
Sui grandi media, le affermazioni di chi critica tale narrazione vengono riportate freddamente, isolate, a volte con una vaga vena ironica o di sdegno.

LA PROGNOSI DI URSINO

Le voci fatte inizialmente circolare dai media riguardo una prognosi di 20 giorni si dimostrano rapidamente infondate, così come le descrizioni eccessivamente drammatiche (testa spaccata“, “esanime in un lago di sangue) delle sue condizioni.

ursino.jpgPalermo, il gip sul pestaggio di Ursino: "Scarpe da tennis e niente armi, non c'era la volontà di uccidere"

GIORNI SUCCESSIVI

L’attenzione mediatica sul caso é già scemata: la narrazione dei fatti é oramai data e sia media che social si concentrano già su altre notizie.

22 FEBBRAIO La procura fa sapere che disporrà perizie antropometriche per confermare il ruolo dei fermati, così come una perizia fonica per identificare la voce della ragazza che parla nel video.

23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna informa che il referto medico di Ursino non parla di 20 giorni di prognosi, ma bensì di soli 5 giorni di riposo.

23 FEBBRAIO Il procuratore Ennio Petrigni chiede la convalida del fermo di Codraro e Mancuso che, interrogati separatamente, su consiglio dell’avvocato, non rilasciano alcuna dichiarazione. Il gip Roberto Riggio deciderà entro il giorno successivo.

23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna fa leva sul fatto che non vi sono indizi di colpevolezza e sull’accusa di tentato omicidio ritenuta errata.

23 FEBBRAIO Sempre Bisagna contesta l’identificazione di Codraro e Mancuso che sarebbe avvenuta attraverso il video inviato ai quotidiani, il che risulta alquanto improbabile.

23 FEBBRAIO Più inquietanti altre osservazioni dello stesso avvocato, che dichiara: “Se si dovesse applicare il diritto sarei ottimista, purtroppo però il contesto non è dei migliori. Siamo nel metadiritto, stanno influendo cose che si trovano al di fuori del palazzo di giustizia”.

23 FEBBRAIO In un documento diffuso alla stampa Forza Nuova comunica che si costituirà parte civile nel processo.

24 FEBBRAIO In mattinata il già convalida il fermo di Codraro e Mancuso. I due lasciano il carcere ma con la misura cautelare dell’obbligo di dimora in provincia di Palermo: dovranno presentarsi alla polizia giudiziaria tre volte a settimana. Il reato viene derubricato da tentato omicidio a lesioni aggravate.

24 FEBBRAIO Nel pomeriggio anche a Palermo si svolgono sia la manifestazione nazionale Mai più fascismi – Mai più razzismi che la conferenza di Roberto Fiore. Se la prima vede una partecipazione stimata tra le duemila e le cinquemila persone, i circa 200 presenti alla conferenza della seconda ripiegano dalla piazza alla sala convegni di un albergo. A differenza di altre piazze in cui la polizia ha caricato i manifestanti, a Palermo non é avvenuto alcunché di eclatante.

24 FEBBRAIO Alla conferenza di Fiore é presente pure Ursino. I giornalisti presenti hanno modo di fotografarlo. Presenta sul viso segni evidenti dell’aggressione.

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La testa del corteo ha esibito rotoli di nastro adesivo per manifestare che tutta la faccenda di Ursino si riassume ad una lezione inferta ad Ursino da qualcuno stancatosi delle sue strafottenze, poi montata da questura e procura

26 FEBBRAIO In una nota stampa il centro sociale Anomalia informa che tra i propri frequentatori v’é Erik Ursino, figlio di Massimo, dichiarando. A riprova di ciò sono allegate due foto che mostrano Erik Ursino in corteo ad una manifestazione ed in posa assieme ad altri ragazzi del centro sociale, accanto a Mancuso. In giornata Forza Nuova risponde con una propria nota stampa in cui Erik Ursino risponde negando di aver mai militato con centri sociali e specifica di aver avuto contatti con questi solo per essersi esibito all’interno di essi col proprio gruppo musicale, aggiungendo che la foto in corteo riguarda una manifestazione apolitica e quella all’interno del centro é relativa proprio ad una sua esibizione musicale.

26 FEBBRAIO Carlo Mancuso viene intervistato da PalermoToday, in cui dichiara:

“Sono un comunista indipendentista che combatte per l’uguaglianza e la giustizia sociale della Sicilia e del mondo intero, non immaginate che gioia mi regalate nel chiudermi dentro le carceri italiane. Ci vediamo tra qualche giorno all’Anomalia Borgovecchio, tranquilli che tornerò a ripetervelo all’infinito. Aviemu i coirna ruri”

“Come sapete io e Giammarco siamo stati scarcerati e quell’accusa piagnona e surreale è caduta nel baratro delle barzellette in questi anni montate contro di noi. Purtroppo siamo stati messi in isolamento e adesso non ho fratelli in carcere, ospiti dello stato e giovani sotto le grinfie  di uno stato straniero da salutare. Però ho gente da ringraziare, gente che non ho potuto incontrare a colloquio in questa passeggiata di tre giorni, gente che però mi ha riscaldato le notti e mi ha dato forza. Come diceva una canzone, in galera il calore delle lotte é  arrivato. Per cui ringrazio i miei compagni e le mie compagne per il supporto e per il sostegno, li ringrazio per quello che in questi giorni continuano a fare, per quello che faremo, perché senza di loro cosa sarei?”

 “Ringrazio il mio quartiere, il Borgo Vecchio, per il sostegno datomi col coraggio che contraddistingue la comunità borghitana e con l’affetto che un quartiere popolare sa regalare. Non faccio nomi in questi giorni difficili per non fomentare gli infami, vi porto tutti nel cuore. Un ringraziamento da ateo, che in fondo non fa male, ciu fazzu puru a Matri Sant’Anna! Ringrazio i fratelli della Curva Nord Inferiore che nonostante i giorni difficili, mi sono vicini. Siamo ultras, cresciuti nelle tempeste e abituati a navigarci. La repressione non ci ferma, così come non ci impensieriscono le infamie e certi pagliacci di cui Palermo è piena”

Parlando dell’assessore comunale Giuseppe Mattina dice: “Per quello che ha detto su di me e gli prometto che presto lo farò ricredere, magari occupandogli l’assessorato. Purtroppo non potrò  seguire alcune iniziative per un paio di settimane, ma t’inquitjamu u stissu Assessò. Ringrazio la mia famiglia per la comprensione, la forza e a tratti l’orgoglio che mi hanno dedicato. Sono un militante politico e non uno scafazzato. Loro lo sanno e niente li convincerà del contrario. Ringrazio pure gli inquirenti vari, chi mi denuncia, la digos, gli sbirri, i magistrati e tutto il circo”.

 

OSSERVAZIONI LOGICHE E DUBBI

– Ad ogni azione violenta corrisponde l’intervento della polizia.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista, nella maggior parte dei casi l’intervento della polizia sarà automaticamente rivolto all’area antifascista.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista corrisponderà una reazione mediatica di simpatia per la vittima dell’azione.
– Una generica rivendicazione “antifascista” di un’azione violenta contro un soggetto fascista avrà come solo ed unico effetto quello di fornire un solido elemento mediatico ed investigativo per consolidare l’astio contro l’antifascismo tout-court ed escludere dall’intervento della polizia altre possibili strade.
– L’assenza di sigle da una rivendicazione “antifascista” permette maggior libertà di movimento delle indagini all’interno dell’area antifascista stessa così come permette di indirizzare dove si preferisce l’astio mediatico contro gli stessi antifascisti.

Se c’é una cosa che accomuna tutte le aggressioni alla persona di stampo politico e organizzate é l’assoluta attenzione a mantenere le motivazioni politiche separate dall’atto violento.

Quando invece si preme affinché il significato politico venga riconosciuto si tratta di azioni di propaganda atta ad ottenere appoggio e simpatia e per questo é necessario che l’azione mediatica a cui legare il proprio marchio sia positiva.

Ecco che rivendicare politicamente un atto di violenza squadrista che sotto ogni punto di vista risulterà ignobile ed indifendibile in maniera bipartisan risulta assai strano. Che senso ha?

Chi può avere interesse nel compiere un’azione ignobile il cui unico effetto é quello di ritorcersi contro i movimenti antifascisti?

V’é il sospetto é che le logiche di questa aggressione siano in realtà molto diverse da quelle che i suoi attuatori han voluto fossero narrate e che media e forze dell’ordine han seguito senza riserve.

 

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  1. It’s Worse Than You Think, pure in Italia. | Militantduquotidien - 26 febbraio 2018

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